Sono stati presentati al Convegno dell’American Society of Hematology (ASH)  del dicembre scorso i primi risultati dello studio SIPPET (Survey of Inhibitors in Plasma-Products Exposed Toddlers).

Il tema della possibile differenza di immunogenicità  dei concentrati plasmaderivati e ricombinanti è oggetto di un acceso dibattito nella nostra comunità  scientifica, alla luce di una serie di studi prevalentemente retrospettivi a supporto di un minor rischio di inibitore nei pazienti emofilici gravi non precedentemente esposti (PUPs) che ricevevano plasmaderivati rispetto a coloro che venivano trattati con ricombinanti. Gli ultimi ampi studi prospettici (RODIN, sorveglianza EUHASS) e una metanalisi condotta proprio dalla Commissione Linee Guida dell’AICE   non hanno rilevato differenze significative tra i pazienti trattati con le due classi di prodotti. Per questo i risultati del SIPPET sono molto attesi, trattandosi del primo studio prospettico randomizzato sul tema.

Lo studio è stato condotto tra il 2010 e il 2014, con il contributo di 42 Centri in 14 nazioni in Europa, America e, soprattutto, Asia ed Africa. Sono stati analizzati i dati di 251 bambini  emofilici A gravi, PUPs o minimamente esposti a componenti del sangue (meno di 5 volte), randomizzati a trattamento con un singolo concentrato di fattore VIII plasmaderivato contenente VWF o ricombinante, seguiti fino a 50 giorni di esposizione, o 3 anni di trattamento o alla conclusione dello studio (mediana 22 giorni di esposizione).

Lo studio ha riportato lo sviluppo di inibitore in 76 bambini (50 ad alto titolo), pari ad un’incidenza del 35.4%. In relazione alla classe di concentrati, l’incidenza cumulativa è stata del 26.7% per i plasmaderivati e 44.5% per i ricombinanti, con un incremento dell’incidenza di circa 1,8 volte per questi ultimi prodotti, anche dopo aver incluso nell’analisi altri fattori potenzialmente confondenti (genotipo F8, etnia,  storia familiare, regime di trattamento, età  al primo trattamento, precedente esposizione ad emocomponenti, nazione di trattamento) e indipendentemente dal tipo di prodotto ricombinante.   Per gli inibitori ad alto titolo, l’incidenza cumulativa è stata pari a 18.5% con i prodotti plasmaderivati e 28.5% con i ricombinanti. L’aumento del rischio di insorgenza di inibitori ad alto titolo non risulta però raggiungere la significatività  statistica (hazard ratio 1.70, 95%CI 0.96-2.99).

Al momento abbiamo a disposizione solo l’Abstract dello studio SIPPET   e i feed-back dei fortunati che hanno avuto la possibilità  di partecipare al Convegno di Orlando. Al di là  dei clamori suscitati dalla stampa non specialistica, che ha spesso riportato grossolane inesattezze e affrettate conclusioni, attendiamo di leggere il lavoro in extenso con il dettaglio dei dati e delle analisi di questo importante studio, per poter valutare con la dovuta attenzione alcuni aspetti già  molto dibattuti, quali l’elevata incidenza complessiva di inibitori, le caratteristiche della popolazione studiata (circa 2/3 dei pazienti sono stati arruolati in Asia ed Africa), la durata del follow-up, nonché le possibili implicazioni nella nostra pratica clinica.   Va chiarito che i risultati del SIPPET si riferiscono ad una coorte di PUPs nei primi 50 giorni di esposizione al trattamento sostitutivo e, pertanto, non sono da traslare ai pazienti precedentemente trattati (PTPs) con emofilia A grave e, tantomeno, alla totalità  dei pazienti emofilici.

Emanuela Marchesini e Antonio Coppola

Coordinatrice Redazione Aiceonline e Segretario AICE
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Materiale di riferimento cliccabile anche dal testo dell’articolo

RODIN   http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/23323899

EUHASS   http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/25567324

metanalisi AICE   http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/24022806

Abstract SIPPET   https://ash.confex.com/ash/2015/webprogram/Paper82866.html