a cura di Anna Chiara Giuffrida 

Il 31 Dicembre 2019, una data che ricorderemo a lungo, la Commissione Sanitaria Municipale di Wuhan, in Cina, segnalava all’OMS un cluster di polmoniti ad eziologia ignota nella città della provincia di Hubei.

Pochi giorni dopo, il 9 Gennaio di quest’anno, è stato identificato l’agente causale di quelle infezioni respiratorie: un nuovo ceppo di Coronavirus, inizialmente denominato 2019-nCoV. Il 30 Gennaio successivo, l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) ha dichiarato questa epidemia come una emergenza sanitaria internazionale. Nonostante gli sforzi della Cina per circoscrivere l’infezione, il virus si è rapidamente diffuso e, a distanza di poche settimane, coinvolge attualmente più paesi in tutto il mondo, duramente anche l’Italia.

I coronavirus sono una famiglia di virus capsulati, a singolo filamento di RNA, noti per causare differenti malattie, da un banale raffreddore a gravi malattie respiratorie come la Sindrome Respiratoria Acuta Grave (SARS). Il nome lo devono all’aspetto del filamento di RNA al microscopio elettronico, simile a quello di una corona. I primi Coronavirus sono stati identificati negli anni ’60, infettano l’uomo ed alcuni animali. Le cellule bersaglio primarie sono quelle che rivestono l’apparato respiratorio ed intestinale.

SARS-CoV2 è un nuovo ceppo di Coronavirus, mai identificato prima della segnalazione da parte della Cina. È stato chiamato “Severe Acute Respiratory Syndrome Coronavirus 2” ed appartiene alla stessa famiglia di quello che ha provocato qualche anno fa la SARS, cioè SARS-CoV. La malattia provocata da SARS-CoV2 ha un nome: “COVID-19” (COrona VIrus Disease 19 dall’anno in cui si è avuta la prima manifestazione). La maggior parte delle persone che si infetta resta asintomatica o sviluppa sintomi simili a quelli dell’influenza: febbre, stanchezza e tosse, indolenzimento e dolori muscolari, “raffreddore”, mal di gola. Viceversa, nei casi più gravi, la malattia evolve in polmonite, sindrome respiratoria acuta grave. In alcuni casi, specie quando il paziente è già debilitato da altre malattie, l’infezione può portare a morte. Gli anziani, le persone con problemi cardiaci o diabete, i pazienti con stati di immunosoppressione sono i soggetti più a rischio di forme gravi, potenzialmente fatali.

Come si trasmette questo virus? Si può trasmettere da persona a persona, di solito dopo un contatto stretto. Essendo un virus respiratorio, si diffonde dopo un contatto con una persona malata. La via primaria di trasmissione è rappresentata dalle goccioline del respiro tramite la saliva, tossendo o starnutendo; sono possibili fonti di trasmissione anche i contatti diretti tra persone o attraverso le mani, per es. quando ci si tocca bocca, naso o occhi con mani contaminate. Di norma questa malattia non si trasmette con gli alimenti. Sono comunque in corso studi per approfondire le modalità di trasmissione.
Il periodo di incubazione (il tempo che intercorre fra il contagio e lo sviluppo dei sintomi) è stimato fra 2 e 11 giorni, fino ad un massimo di 14 giorni.

Il Ministero della Salute, in Italia, ha attivato una task force, attiva 24 ore su 24, per la sorveglianza sanitaria, l’attivazione dei controlli e screening, coordinando ogni iniziativa relativa a questa sfida sanitaria. La situazione è costantemente monitorata dal Ministero della Salute e vi è un continuo contatto con le autorità sanitarie internazionali. Il 31 Gennaio 2020 il Governo italiano ha dichiarato lo stato di emergenza per sei mesi. L’evoluzione delle ultime tre settimane ha portato ad adottare nel nostro paese le misure straordinarie per il contenimento della diffusione del contagio che stiamo sperimentando in questi giorni.

Si legge e si sente parlare tanto di questa infezione, ma per quanto riguarda sangue ed emocomponenti, qual è il rischio di trasmissione del nuovo Coronavirus attraverso la trasfusione di sangue, emocomponenti (concentrati eritrocitari, plasma e piastrine) e l’infusione di farmaci plasmaderivati?

Sono domande che possono sorgere spontaneamente soprattutto nella popolazione di pazienti costantemente trattati con prodotti trasfusionali, tra cui quelli affetti da Malattie Emorragiche Congenite (MEC) in terapia a domanda od in profilassi con concentrati di fattore plasmaderivati.

In corso della precedente epidemia da SARS, durante la quale si erano verificati casi autoctoni di infezione in alcune zone del Sud-Est asiatico e nell’Ontario canadese, il Ministero della Salute italiano aveva raccomandato ai Centri Trasfusionali una attenta e specifica anamnesi per i donatori che potevano aver soggiornato in zone a rischio od essere venuti a contatto con casi di malattia sospetta o probabile o documentata. Sebbene non siano noti dati sulla possibile trasmissione di questi virus con gli emocomponenti, va sottolineato che non sono stati documentati casi di trasmissione del Coronavirus con le trasfusioni. Inoltre, l’inattivazione virale del plasma destinato al processo di frazionamento per la produzione di plasmaderivati è sicuramente efficace contro i virus capsulati. Come specificato nei documenti recenti diffusi dal Centro Nazionale Sangue (CNS), in occasione delle precedenti epidemie da virus respiratori (MERS-CoV e SARS-CoV), non sono state rilevate evidenze scientifiche a dimostrare la loro trasmissione trasfusionale; ad oggi, il rischio di trasmissione trasfusionale di SARS-CoV-2 non è documentato.

Dal 22 Gennaio ad oggi, il CNS ha comunque rivolto l’attenzione all’accoglienza e all’anamnesi del donatore che si appresta a donare sangue ed emocomponenti con una serie puntuale di raccomandazioni. Subito si è attivata la sorveglianza anamnestica del donatore di sangue proveniente dalle zone cinesi interessate dalla nuova infezione, la sospensione dei donatori con sintomatologia respiratoria compatibile con infezione da SARS-CoV2 e sono stati ulteriormente sensibilizzati i donatori a ad avvertire il Centro Trasfusionale in caso di comparsa di sintomi nei 14 giorni successivi alla donazione. Via via, le raccomandazioni si sono aggiornate con l’evolversi dell’infezione.

Nelle ultime settimane, il donatore in buona salute è stato invitato alla donazione; la donazione di sangue ed emocomponenti rientra nei LEA (livelli essenziali di assistenza) e garantisce la continuità del supporto trasfusionale ai numerosi pazienti su tutto il territorio nazionale; proprio per garantire questa terapia salvavita, il donatore in buona salute è invitato alla donazione anche in questo grave frangente. Viene continuamente rafforzata la sorveglianza anamnestica sia per il periodo precedente la donazione sia per i 14 giorni successivi alla stessa. Il personale sanitario è stato invitato ad attenersi a tutte le misure di prevenzione raccomandate periodicamente; sono state emanate anche norme per garantire un ambiente sicuro dove i donatori si apprestano alla donazione.


Per successivi aggiornamenti:

Ministero della Salute: www.salute.gov.it

Istituto Superiore di Sanità: www.iss.it

Società Italiana Medicina Trasfusionale SIMTI: www.simti.it