Sono, ad oggi, disponibili, in Italia diversi vaccini, in grado di indurre un’immunizzazione attiva anti-SARS-CoV2 con efficacia variabile ma comunque tale da garantire l’obiettivo principale rappresentato dal contrastare la diffusione di COVID-19, soprattutto nelle sue forme gravi. Purtroppo, però, i risultati degli studi preregistrativi, per quanto randomizzati e in doppio cieco e ben condotti, non ci consentono di quantizzare l’entità della risposta anticorpale, in quanto non determinata negli studi stessi che prevedevano un’esclusiva valutazione di parametri clinici di insorgenza o meno della malattia COVID-19 più o meno grave.
A tutt’oggi non conosciamo, perciò, quali possano essere i livelli anticorpali raggiunti dopo somministrazione di vaccino che possano garantire un adeguato livello di protezione immediato e, eventualmente, duraturo nel tempo. Inoltre, l’entità della risposta anticorpale è estremamente variabile da soggetto a soggetto.

Questo scenario, pertanto, permette di fornire solo semplici suggerimenti circa le informazioni da rendere ai pazienti, tenendo conto che, benché ottenuti con tecnologie differenti, tutti i vaccini anti-SARS-CoV2 sono in grado di indurre una risposta anticorpale contro la proteina Spike cui si ascrive un ruolo chiave nel permettere al virus di penetrare nelle cellule ed infettarle dopo che essersi legata ad un recettore specifico (ACE2) presente sulla superficie della cellula bersaglio.

Il primo vaccino autorizzato in Europa (e in Italia, il 21 dicembre 2020) e somministrato nell’ambito della campagna vaccinale per il personale sanitario è Comirnaty, meglio noto come vaccino Pfizer.
A seguire, il 7 gennaio 2021 è stato autorizzato da AIFA il Moderna COVID-19 Vaccine, quindi a fine gennaio il COVID-19 Vaccine AstraZeneca (di recente denominato Vaxzevria); il 12 marzo u.s., infine, AIFA ha autorizzato l’uso del COVID-19 Vaccine Janssen, prodotto da Johnson&Johnson.

Il Gruppo di Lavoro Vaccini e Terapie Innovative dell’Istituto Spallanzani di Roma ha, inoltre, espresso parere favorevole riguardo all’efficacia di Gam-Covid-Vac, meglio conosciuto come vaccino Sputnik V. Quest’ultimo rappresenta il primo vaccino, registrato in Russia nell’agosto 2020 e attualmente autorizzato in alcuni paesi (tra cui la Repubblica di San Marino), con modalità differenti a seconda delle leggi locali in materia. Tuttavia non è ancora disponibile l’autorizzazione dell’EMA per l’utilizzo nei paesi dell’Unione Europea, ma questa agenzia sta procedendo alla valutazione dei dati di efficacia e sicurezza disponibili che non sembrerebbero porre limiti alla sua registrazione. Sono inoltre in fase di sperimentazione nuovi vaccini relativamente ai quali non è possibile fornire informazioni precise relativamente ad efficacia e sicurezza. Esse saranno segnalate mano mano che si renderanno disponibili.

Nei paragrafi di seguito e nella Tabella vengono riassunte le principali caratteristiche dei vaccini attualmente disponibili in Italia. 

Preliminarmente, si sottolinea che tutti sono somministrabili mediante iniezione intramuscolare, in genere e preferenzialmente, nel muscolo deltoide del braccio. Ciò, non deve destare preoccupazione per i pazienti affetti da emofilia ed altre MEC purché siano adottate semplici precauzioni, già precedentemente fornite nelle pagine del nostro sito e ulteriormente precisate in questo documento.
Tutti i vaccini non contengono virus attivo o attenuato, per cui nessuno di essi può trasmettere l’infezione, in alcuna forma.

Vaccino Tecnologia Autorizzazione AIFA Età Somministrazioni Volume di iniezione Conservazione Riferimenti trial registrativi
Comirnaty, Pfizer/BioNTech mRNA 21.12.2020 ≥16 anni Due
2a dose a 21 gg
0,3 mL -60°C/-90°C ClinicalTrials.gov NCT04368728
N Engl J Med 2020; 38:2603-15
COVID-19 Vaccine Moderna mRNA 07.01.2021 ≥18 anni Due
2a dose a 28 gg
0,5 mL -20°C ClinicalTrials.gov NCT04470427
N Engl J Med 2021;384:403-16
Vaxzevria, AstraZeneca Vettore virale 29.01.2021 ≥18 anni Due
2a dose a 4-12 sett.
0,5 mL 2-8°C ClinicalTrials.gov NCT04324606, NCT04400838, NCT04444674
Lancet 2021;397:99-111
COVID-19 vaccine Janssen, Johnson&Johnson Vettore virale 12.03.2021 ≥18 anni Una 0,5 mL 2-8°C
per 3 mesi
ClinicalTrials.gov NCT04505722
Comunicato Janssen
Vaccini a mRNA
Comirnaty può essere utilizzato per la vaccinazione di adulti e adolescenti di età pari o superiore a 16 anni e richiede due somministrazioni (ciascuna di 0,3 mL), con una seconda dose somministrata a distanza di almeno 3 settimane dalla prima.

Il vaccino deve essere conservato in congelatore a una temperatura compresa tra -90°C e -60°C e durante il trasporto deve essere garantito il mantenimento del congelamento a tale intervallo di temperatura. Ciò è dovuto all’instabilità del mRNA che rappresenta il principio su cui si basa l’efficacia vaccinale.

Lo studio registrativo (studio multicentrico, multinazionale, randomizzato, controllato verso placebo, in cieco per l’osservatore)[1] condotto su una popolazione di circa 22.000 soggetti effettivamente vaccinati (età mediana 52 anni) riportava un’efficacia clinica del 95%, sostanzialmente simile anche nei soggetti al di sopra dei 65 anni, che rappresentavano il 21% dei soggetti arruolati. Eventi avversi gravi si registravano nel 1% circa dei casi, con frequenza simile tra coloro che avevano ricevuto il vaccino e i soggetti che ricevevano il placebo. Reazioni di ipersensibilità si verificavano in meno del 1% dei casi.

COVID-19 Vaccine Moderna è autorizzato per la somministrazione in pazienti adulti di età pari o superiore a 18 anni. Il ciclo vaccinale comprende due iniezioni (ciascuna di 0,5 mL); la somministrazione della seconda dose è prevista dopo 28 giorni dalla prima.

Il vaccino deve essere conservato in congelatore a temperatura di -20°C.

Lo studio registrativo (condotto in 99 centri negli Stati Uniti, randomizzato, controllato verso placebo, in cieco per l’osservatore)[2] ha valutato circa 15.000 soggetti vaccinati (età media 52 anni) riportando un’efficacia clinica complessiva del 94,1% e del’86.4% nella popolazione di età superiore ai 65 anni, che rappresentava il 25% del campione. Gli eventi avversi gravi si verificavano con frequenza paragonabile nei soggetti vaccinati (0,5%) e in quelli che ricevevano il placebo. Reazioni di ipersensibilità si registravano in circa 1,5% dei vaccinati.

Vaccini a vettore virale
Si basano su un meccanismo di induzione della risposta anticorpale basato a seguito dell’iniezione di un vettore virale geneticamente modificato in modo da non potersi replicare ma in grado di trasportare la sequenza genica virale responsabile della sintesi della proteina Spike. La sintesi di tale proteina, antigene estraneo per l’ospite, induce il sistema immunitario a generare una risposta anticorpale specifica, proteggendo l’ospite da un’eventuale successiva infezione.

In questo gruppo rientrano:

  • vaccino ChAdOx1 nCoV-19 AZD1222 (COVID-19 Vaccine AstraZeneca, ora Vaxzevria)
  • vaccino Ad26,COV2.S Covid-19 (COVID-19 Vaccine Janssen, Johnson & Johnson)

COVID-19 Vaccine AstraZeneca, ridenominato Vaxzevria nel recente aggiornamento dell’autorizzazione, contiene un adenovirus di scimpanzé che codifica per la proteina Spike del SARS-CoV-2, prodotto in cellule renali embrionali umane geneticamente modificate (HEK 293) mediante tecnologia del DNA ricombinante. Viene somministrato mediante iniezione intramuscolare di due dosi (ciascuna del volume di 0,5 mL); la seconda iniezione può essere somministrata ad intervallo di 4 -12 settimane dalla prima. Il vaccino deve essere conservato in frigorifero (a temperatura di 2°C – 8°C) e non deve essere congelato.

La sua sicurezza ed efficacia si basa su un’analisi ad interim dei dati aggregati derivanti da 4 studi clinici di fase 1-3 (randomizzati, controllati verso placebo, tre in singolo cieco ed uno in doppio cieco) condotti nel Regno Unito, Brasile e Sudafrica[3]. Al momento dell’analisi che ne ha indotto la registrazione da parte di EMA, recepita da AIFA, essi erano riferiti a una popolazione di 23.745 soggetti di età superiore ai 18 anni randomizzati a ricevere il vaccino o il placebo, tra i quali 12.000 soggetti circa avevano ricevuto almeno una dose e 8.266 due dosi di vaccino o placebo. I soggetti di età superiore a 55 anni sono stati inclusi in una seconda fase degli stessi studi e rappresentavano il 13% circa del campione. Gli intervalli tra le due somministrazioni del vaccino risultavano variabili da 3 a 23 settimane: L’efficacia clinica complessiva nel ridurre l’insorgenza di manifestazioni cliniche da COVID-19 era del 62,6% e nei soggetti che ricevevano la seconda dose dopo 12 settimane si raggiungeva un’efficacia del’82,4%. Eventi avversi seri erano riportati nel 0,7% dei soggetti vaccinati, con frequenza paragonabile ai soggetti di controllo che ricevevano il placebo. Reazioni gravi di ipersensibilità si verificavano nel 0,1% dei soggetti vaccinati.

Il 30 gennaio-1 febbraio 2021, la Commissione Tecnico Scientifica (CTS) del Ministero della Salute, dopo valutazione comparativa tra i differenti vaccini autorizzati, ha confermato l’indicazione, rilasciata da EMA, riguardo al vaccino AstraZeneca, sostenendo che sebbene la sua efficacia risulti inferiore a quella dei vaccini a RNA messaggero, il livello di protezione raggiunto apporta, comunque, un beneficio rilevante in termini di contenimento della pandemia. Ulteriori benefici sono rappresentati dalla maggiore maneggevolezza d’uso, grazie alla possibilità di conservazione e trasporto senza richiedere il congelamento. La CTS sottolineava, tuttavia, che i dati derivanti dagli studi registrativi mostravano un livello di incertezza nella stima di efficacia in soggetti di età superiore ai 55 anni, essendo tale popolazione scarsamente rappresentata negli studi preliminari. In tale popolazione, si osservava, comunque, una soddisfacente risposta in termini di immunogenicità.

Le iniziali limitazioni di AIFA che destinavano tale vaccino a soggetti di età fino a 55 anni, sono state superate da ulteriori indicazioni emanate, tenendo conto di successivi dati forniti dall’azienda produttrice. In una nota del 22 febbraio scorso il Ministero della Salute ha, perciò, aggiornato le indicazioni all’uso del vaccino AstraZeneca, allargando la fascia di età dei soggetti cui è possibile somministrare il vaccino “dai 18 anni fino a 65 anni ad eccezione dei pazienti estremamente vulnerabili“.
Tali soggetti sono rappresentati da persone che presentano patologie pregresse, già diagnosticate, associate ad un presumibile aumentato rischio di sviluppare forme gravi di COVID-19. Ciò è stato ribadito in una ulteriore comunicazione del 8 marzo u.s., secondo cui alla luce delle ulteriori esperienze resesi disponibili con l’osservazione attuata nel corso delle campagne vaccinali condotte nei paesi che sinora hanno utilizzato questo vaccino, si conferma non solo il profilo di sicurezza del vaccino AstraZeneca, ma anche la significativa protezione indotta sia nei confronti dello sviluppo di infezione da SARS-CoV-2, sia nei confronti di forme gravi o addirittura fatali di malattia COVID-19.
In una prospettiva di sanità pubblica, data la limitata disponibilità di dosi vaccinali e alla luce della necessità di conferire protezione a fasce di soggetti più esposti al rischio di sviluppare patologia grave, finanche fatale, il Ministero della Salute ha quindi espresso parere favorevole  alla somministrazione del vaccino AstraZeneca anche a soggetti di età superiore ai 55 anni.

COVID-19 vaccine Janssen di Johnson&Johnson, autorizzato da AIFA il 12 marzo u.s. per i soggetti di età superiore a 18 anni, contiene un vettore ricombinante rappresentato da un adenovirus umano (tipo 26), incapace di replicarsi, che codifica la sequenza completa della proteina Spike del SARS-CoV-2. Viene somministrato per iniezione i.m (volume pari a 0,5 mL), analogamente agli altri vaccini, ma ne è prevista un’unica somministrazione.

Il vaccino, se conservato e trasportato a temperatura compresa tra -25°C e -15°C, ha scadenza come da data riportata sulla confezione; qualora, invece, sia conservato e trasportato a temperatura compresa fra tra 2°C e 8°C, può essere utilizzato entro 3 mesi dal confezionamento.

Nello studio di fase 3 (randomizzato, controllato verso placebo, in doppio cieco), di cui sono stati resi noti i dati di un’analisi ad interim[4], su oltre 20.000 soggetti vaccinati è stata rilevata un’efficacia nella prevenzione delle forme moderate e gravi di COVID-19 pari al 66%, che per le forme gravi raggiunge il 77 % dopo 14 giorni dalla somministrazione e 85% dopo 28 giorni. Inoltre, nei soggetti di età superiore a 65 anni non è stata dimostrata alcuna riduzione dell’efficacia, rispetto ai soggetti di età inferiore.
Questo vaccino sarà indicativamente disponibile in Italia a partire da metà aprile prossimo. Non è da sottovalutare la possibilità del suo impiego su larga scala nella corrente campagna vaccinale nel nostro Paese, visto l’importante vantaggio di consentire una singola somministrazione mostrando efficacia sostanzialmente comparabile a quella di altri vaccini, così come simile frequenza per ciò che riguarda gli eventi avversi osservati nello studio pre-registrativo.

Bibliografia

  1. Polack FP, Thomas SJ, Kitchin M, et al. Safety and Efficacy of the BNT162b2 mRNA Covid-19 Vaccine. N Engl J Med 2020; ;383(27):2603-2615.  https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/33301246/
  2. Baden LR, El Sahli HM, Essink B, et al. Efficacy and Safety of the mRNA-1273 SARS-CoV-2 Vaccine. N Engl J Med 2021;384(5):403-416.  https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/33378609/ 
  3. Voysey M, Costa Clemens SA, Mahdi SA, et al. Safety and efficacy of the ChAdOx1 nCoV-19 vaccine (AZD1222) against SARS-CoV-2: an interim analysis of four randomised controlled trials in Brazil, South Africa, and the UK. Lancet 2021; 397(10269):99-111.  https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/33306989/
  4. Janssen Investigational COVID-19 Vaccine: Interim Analysis of Phase 3 Clinical Data Released. https://www.nih.gov/news-events/news-releases/janssen-investigational-covid-19-vaccine-interim-analysis-phase-3-clinical-data-released