a cura di Antonio Coppola

Nel pomeriggio di ieri, dopo le conclusioni del PRAC di EMA che hanno evidenziato la possibile correlazione della somministrazione del vaccino AstraZeneca, ora denominato Vaxzevria, con i rari eventi di trombosi in sedi atipiche associate a piastrinopenia, confermando comunque un rapporto rischio-beneficio favorevole di tale vaccino. Il Comitato Tecnico Scientifico del Ministero della Salute, con il supporto di un gruppo di esperti in campo coagulativo, ha riesaminato tutta la documentazione disponibile e tratto una serie di considerazioni, riportate in una circolare pubblicata nella notte.

In particolare, nel confermare che la maggioranza dei casi è stata segnalata in soggetti di età inferiore ai 60 anni, prevalentemente donne, entro 14 giorni dalla somministrazione della prima dose di vaccino, e che non sono individuabili specifici fattori di rischio né, nel contempo, trattamenti preventivi di tali eventi trombotici, è stato sottolineato che l’associazione con queste gravi complicanze non è stata riscontrata nei soggetti di età superiore a 60 anni, nei quali l’incidenza dei casi a seguito della vaccinazione risulta addirittura inferiore rispetto a quella attesa.

Il CTS ha espresso, pertanto, un parere per cui il bilancio beneficio/rischio del vaccino Vaxzevria si conferma complessivamente positivo, in quanto il vaccino è sicuramente efficace nel ridurre il rischio di malattia grave, ospedalizzazione e morte connesso al COVID-19. Tale bilancio appare progressivamente più favorevole con il crescere dell’età, sia per il maggior rischio di sviluppare forme gravi di COVID-19, sia per la mancanza di evidenze di un aumentato rischio degli eventi trombotici sopra descritti nei soggetti vaccinati di età superiore ai 60 anni.

Alla luce delle evidenze disponibili e del parere espresso dal CTS, il Ministero della Salute, nel ribadire che il vaccino Vaxzevria è approvato a partire dai 18 anni di età, ha formulato la raccomandazione di un suo uso preferenziale nelle persone di età superiore ai 60 anni. In virtù dei dati ad oggi disponibili, inoltre, chi ha già ricevuto una prima dose del vaccino Vaxzevria, può completare il ciclo vaccinale col medesimo vaccino.

Il CTS ha però indicato che al momento non vi sono dati sufficienti sul rischio correlato alla seconda dose di Vaxzeria, essendo stata ad oggi somministrata solo ad un numero limitato di soggetti (si stima circa 600.000). Riporta, infine, che al momento non sono stati identificati analoghi segnali di rischio per i vaccini a mRNA, mentre non è ancora possibile esprimere giudizi in merito ad altri vaccini che utilizzano tecnologie basate su vettori virali.

La raccomandazione del Ministero della Salute italiano si aggiunge a quelle già vigenti in altri paesi dell’Unione Europea: Germania, Spagna, Portogallo e Olanda hanno indicato la stessa fascia d’età, mentre in Francia e Belgio il vaccino è somministrato al di sopra dei 55 anni; Svezia e Finlandia hanno innalzato il limite a 65 anni. Anche il Regno Unito si accinge ad indicare che il vaccino AstraZeneca è sconsigliato nelle persone con meno di 30 anni.


Per approfondire

Circolare Ministeriale 0014358-07/04/2021-DGPRE-DGPRE-P