Dopo le sospensioni cautelative della somministrazione di Vaxzevria in alcune regioni e le anticipazioni fornite nel pomeriggio di ieri dal Prof. Franco Locatelli, è stata pubblicata la circolare del Ministero della Salute con l’aggiornamento del parere del Comitato Tecnico-Scientifico (CTS) sul vaccino anti-COVID-19 di AstraZeneca e sul vaccino Janssen di Johnson&Johnson, entrambi prodotti con la tecnologia del vettore virale, un adenovirus, di scimpanzé nel primo, umano nel secondo.

Per quanto riguarda Vaxzevria, il CTS indica di applicare in maniera più stringente la raccomandazione della somministrazione ai soggetti di età uguale o superiore ai 60 anni, per i quali era stata già fornita indicazione ad uso preferenziale. Ciò deriva dalla mutata situazione epidemiologica, a bassa circolazione del virus, che modifica in maniera significativa il rapporto rischio/benefici del vaccino per i soggetti di età inferiore ai 60 anni, per i quali la strategia vaccinale raccomandata è rappresentata dai vaccini a mRNA (Comirnaty o Moderna). In linea con questo orientamento, inoltre, il CTS ritiene che sia raccomandabile, per le circa 900.000 persone al di sotto dei 60 anni che hanno già ricevuto la prima dose di Vaxzevria, che il ciclo vaccinale sia completato con una seconda dose di un vaccino a mRNA, somministrato dopo 8-12 settimane. Nonostante il rischio di complicanze trombotiche venose in sedi atipiche associate a piastrinopenia sia ancora inferiore dopo la seconda dose di Vaxzevria a confronto della prima (di circa 10 volte, si stima 1,3 casi per milione) e che in Italia ad oggi non sia stata osservata nessuna di queste manifestazioni, questa indicazione risponde ad un principio di massima cautela, nonché di equo trattamento. D’altra parte, la cosiddetta ‘vaccinazione eterologa’, come riporta il CTS, alla luce delle evidenze che si stanno raccogliendo, non comporta problemi né in termini di sicurezza che di risposta immunologica.

Per quanto riguarda il vaccino Janssen di Johnson&Johnson, l’incidenza di complicanze trombotiche associate a piastrinopenia risulta ad oggi minore, con eventi per lo più in donne di età inferiore ai 50 anni. Per questa categoria di soggetti, infatti, la FDA ha proposto un warning, autorizzando la ripresa dell’utilizzo del vaccino dopo una iniziale sospensione del vaccino. L’analogia della tecnologia produttiva del vaccino Janssen con Vaxzevria e il numero relativamente ridotto di dosi somministrate in Italia (circa un milione), così come in molti altri paesi, hanno indotto il CTS a non esprimere un parere conclusivo sul rapporto rischio/benefici di questo vaccino, che per la peculiarità della monosomministrazione, può risultare vantaggioso per alcune categorie di soggetti. Resta la raccomandazione di utilizzare questo vaccino nei soggetti di età superiore ai 60 anni, pur riconoscendo la possibilità, in caso si evidenzi un particolare vantaggio della monosomministrazione e in assenza di alternative, dell’utilizzo previo parere del Comitato Etico territorialmente competente. Proseguirà, intanto, un’attenta e costante vaccino-vigilanza, in particolare riguardo ai fenomeni tromboembolici, in modo che possa essere formulato un parere più chiaro sulla base dell’evoluzione epidemiologica e dell’incidenza degli eventi avversi.

Alla luce di questi aggiornamenti, il CTS raccomanda alle Regioni di rispettare le indicazioni relative alle fasce d’età per la campagna vaccinale, in particolare in occasione delle iniziative promosse per la sensibilizzazione alla vaccinazione, i cosiddetti ‘open days’.


Per Approfondire…

Estratto del verbale n. 27 dell’11 Giugno 2021 del comitato tecnico scientifico di cui all’O.C.D.P.C. N. 751 del 2021