A cura di Anna Chiara Giuffrida

Il counselling genetico, con l’identificazione delle portatrici di emofilia e le informazioni per scelte riproduttive serene e consapevoli, è uno degli aspetti più importanti della gestione multidisciplinare dell’emofilia. Su questi temi AICE sta investendo molto, con le pubblicazioni divulgative del Gruppo di Lavoro “˜Genetica‘ e le iniziative di ricerca dello stesso Gruppo e di quello neo-istituito “˜MEC-Donna‘.

E’ opinione radicata che i casi di emofilia siano prevalentemente su base familiare, rispetto a quelli “˜sporadici’, che compaiono cioè per la prima volta in una famiglia. In molte pubblicazioni si legge che questi ultimi rappresentano circa un terzo dei casi, ma in realtà  i dati in letteratura sono molto eterogenei, con studi che riportano prevalenze nettamente superiori. In particolare, i Centri Emofilia dell’Emilia-Romagna (Parma, Bologna, Cesena) hanno rilevato una chiara tendenza all’incremento nel tempo dei casi sporadici di emofilia grave, che sfiorano ormai l’80% nell’ultimo decennio.

Questo è stato il presupposto di un interessante studio, condotto da Federica Riccardi e Annarita Tagliaferri, rispettivamente biologo molecolare e responsabile del Centro di Parma, con la collaborazione di tutti i colleghi dei Centri Emofilia regionali, recentemente pubblicato su Haemophilia. L’indagine ha valutato se questa variazione epidemologica possa ricondursi alle scelte riproduttive delle carrier di emofilia, anche in relazione alla familiarità  per la patologia.
Grazie alla disponibilità  del Registro Regionale delle Malattie Emorragiche Congenite e all’impegno profuso per la diagnosi molecolare dell’emofilia presso il Centro Hub di Parma, è stata effettuata una analisi retrospettiva nelle donne che si sono sottoposte, nel periodo di 20 anni tra il 2001 e il 2020, a counselling genetico perché familiari di un caso indice seguito in uno dei Centri Regionali, distinguendo, in relazione alla storia familiare di emofilia, portatrici “˜familiari’ e “˜sporadiche’ e, a seconda del grado di parentela con il caso indice, quattro sottogruppi: madri; figlie; sorelle/nonne/nipoti (genericamente II grado); zie e cugine di ogni grado dal ramo materno (altro grado di parentela).

Delle 182 donne venute all’osservazione, 114 hanno ricevuto diagnosi di portatrice. Escludendo le carrier obbligate, la prevalenza di identificazione delle portatrici è risultata maggiore tra le probande “˜familiari’ rispetto a quelle sporadiche, nella popolazione totale (77% vs. 57%) e in ogni sottogruppo in base al grado di parentela; la differenza raggiunge la significatività  statistica nelle donne con il grado di parentela più lontano, nelle quali, nel complesso, la prevalenza è significativamente inferiore rispetto ai gruppi madri e II grado.

Delle carrier in età  fertile (le donne cioè che nel corso dei 20 anni analizzati hanno avuto un’età  compresa tra 18 e 42 anni) è stata ricostruita la storia ostetrica, comprese le informazioni relative al ricorso a tecniche di diagnosi prenatale. Si è potuto cosi evidenziare il numero più elevato di carrier sporadiche e di gravidanze da esse condotte, che è risultato in un numero significativamente maggiore di figli con emofilia (45 donne, 67 gravidanze, 40 affetti) rispetto alle carrier familiari (21 donne, 35 gravidanze, 12 affetti). Dalla valutazione delle scelte riproduttive è emerso che, dopo la nascita di un figlio affetto, le madri senza familiarità  nota per emofilia frequentemente hanno evitato ulteriori gravidanze (45%), in misura maggiore rispetto alle madri con familiarità  positiva, o sono ricorse alla diagnosi prenatale (26%), cui si è affidata anche un’elevata percentuale delle carrier del gruppo “˜figlie’ (50%). Nel complesso questi fattori hanno contribuito al progressivo incremento relativo dei casi di emofilia sporadica rispetto a quelli familiari.

Nel complesso, questo studio sottolinea l’importanza di un accurato counselling genetico e dell’identificazione, dopo la diagnosi di un caso di emofilia grave, di tutte le donne potenzialmente portatrici nella famiglia. Emerge anche l’impatto psicologico della diagnosi di portatrice e, ancora di più, di quella di emofilia grave in un figlio in queste donne. All’impegno diagnostico va, pertanto, affiancato quello educazionale sulle attuali possibilità  offerte dalla biologia molecolare a supporto delle scelte riproduttive delle carrier di emofilia, dalla diagnosi prenatale invasiva e non invasiva, fino ai percorsi per la diagnosi pre-impianto.


Per Approfondire…

Riccardi F, Coppola A, Rivolta GF, Matichecchia A, Quintavalle G, Biasoli C, Valdrè L, Piscitelli L, Percesepe A, Tagliaferri A. The effect of carriers’ reproductive choices and pregnancy history on sporadic severe haemophilia: A 20-year retrospective study through a regional registry. Haemophilia. 2022 Mar;28(2):308-315. doi: 10.1111/hae.14490. Epub 2022 Jan 20. PMID: 35060226.