Il 22 Novembre 2022 potrà essere ricordato, probabilmente, come una giornata storica per il mondo dell’emofilia. Dopo anni di attese, di promettenti risultati e anche di delusioni, il primo farmaco per la terapia genica dell’emofilia B è realtà.

Si tratta di etranacogene dezaparvovec-drlb (Hemgenix®, CSL Behring), che è stato approvato dalla FDA per il trattamento dell’emofilia B. Il farmaco utilizza un vettore virale (adenoassociato, AAV 5) che  trasporta il gene del fattore IX (F9) all’interno degli epatociti, in modo da produrre correttamente la proteina.  In questo caso, il gene introdotto determina la sintesi della variante del FIX “Padova”, caratterizzata da iperespressione e  che consente il raggiungimento di livelli più elevati di FIX circolante rispetto al gene wild type.

L’approvazione della FDA è frutto dei risultati di due studi, uno di fase 2b e uno di fase 3 (quest’ultimo ancora in corso), in un totale di 57 pazienti adulti (età 18-75 anni) che hanno mostrato una sensibile riduzione dei sanguinamenti annuali (annual bleeding rate, ABR) e un livello di FIX costantemente elevato (anche >40% a 26 settimane). Gli eventi avversi più frequenti non sono stati gravi: un aumento delle transaminasi (transaminite), effetto ben noto e già descritto in precedenti studi di terapia genica, utilizzando vettori virali epato-specifici, e reazioni locali dopo l’infusione.

In precedenza, un altro farmaco per la terapia genica nell’emofilia A, valoctocogene roxaparvovec (Roctavian®, Biomarin) era stato valutato dalla FDA, ma al momento non ancora approvato, in attesa di ulteriori risultati dagli studi in corso, mentre è l’European Medicines Agency (EMA) ha concesso un’approvazione sotto condizione.

In conclusione, queste notizie dimostrano quanto ormai sia tangibile, pur con le dovute cautele, la possibilità di attuare una terapia genica in pazienti con emofilia A e B, rappresentando così un’ulteriore opportunità di trattamento.


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