GESTIONE INTERCULTURALE DELLE MALATTIE EMORRAGICHE CONGENITE: UNA NUOVA SVOLTA NELL’ASSISTENZA SANITARIA
A cura di Lydia Piscitelli

La gestione delle malattie emorragiche congenite (MEC) in Italia ha raggiunto risultati significativi nel miglioramento della qualità̀ dell’assistenza e nelle modalità̀ di erogazione dei servizi da parte dei Centri dedicati (CENTRI MEC), anche se permangono situazioni non completamente allineate agli standard definiti e quindi suscettibili di miglioramento.

Dall’esperienza assistenziale maturata presso il Centro MEC del Policlinico S. Orsola di Bologna è emersa una criticità rilevante nella presa in carico e nella gestione clinico-assistenziale dei pazienti stranieri. Per rispondere a questa necessità, l’Associazione dei pazienti si è dimostrata ancora una volta sensibile alle problematiche ed ai bisogni dei pazienti, dando vita al progetto interculturale “Polifonie“.

Polifonie si è delineato come una risposta alle sfide complesse connesse alla gestione delle malattie croniche in un contesto ricco di diversità culturale e linguistica. Partendo dalla consapevolezza che il sistema sanitario e l’istruzione rappresentano spesso i primi punti di incontro per le famiglie straniere nella nostra società, ci siamo impegnati a creare un approccio integrato per assicurare il benessere fisico e mentale delle persone affette da malattie emorragiche congenite trattate presso il Centro MEC del Policlinico S. Orsola di Bologna.

La metodologia del progetto ha messo in atto sessioni di formazione reciproca, la creazione di materiali informativi multilingue e l’implementazione di servizi di interpretariato e mediazione culturale. Inoltre, le pratiche mediche sono state adattate alle specificità culturali quando possibile. La collaborazione con figure professionali diverse, quali mediatori culturali, assistenti sociali e rappresentanti delle associazioni dei pazienti, è stata fondamentale per il successo del progetto.

Le sessioni di formazione hanno coinvolto sia il personale medico che le famiglie, concentrandosi sulla comprensione delle patologie, sul supporto psicologico e sociale e sull’importanza dell’attività fisica per i pazienti e le loro famiglie. Al contempo, le famiglie hanno fornito al personale medico, supportato dai mediatori culturali, una conoscenza più approfondita dei loro usi, costumi e del loro vissuto in merito alla malattia.

L’esperienza acquisita ha portato a un miglioramento generale della comunicazione e, di conseguenza, della qualità delle cure. Inoltre, si è registrata una facilitazione nell’accesso ai servizi sanitari e un aumento della fiducia della comunità verso il sistema sanitario. Questo aspetto ci ha avvicinati all’obiettivo comune di instaurare un’efficace alleanza tra medico e paziente, fondamentale per ottenere una cura pienamente rispettosa della persona.

In seguito a questo progetto, è stato istituito uno sportello di mediazione culturale, sostenuto economicamente dall’Associazione Pazienti di Bologna (Assemobo), che prevede il supporto di mediatori culturali in lingua araba, bangla ed urdu e di un assistente sociale nella gestione assistenziale e sociale dei pazienti con malattia emorragica congenita (MEC).

In conclusione, il progetto “Polifonie” e l’istituzione di uno sportello di mediazione culturale rappresenta un importante passo avanti nell’ambito dell’assistenza sanitaria interculturale, dimostrando come la collaborazione e l’integrazione possano portare a risultati significativi nel garantire un trattamento equo e appropriato per tutti i pazienti, indipendentemente dalla loro provenienza o nazionalità.

Vi proponiamo un bell’esempio di integrazione, un modo per tendere una mano ai pazienti con difetti congeniti provenienti da altri paesi e ai loro familiari. Per conoscere e conoscersi, al di là di lingue e culture diverse. Per saperne di più:

https://www.assemobo.com/progetti/polifonie