Giordano P, Brunetti G, Lassandro G, Notarangelo LD, Luciani M, Mura RM, Lazzareschi I. et al.  High serum sclerostin levels in children with haemophilia A.  British Journal of Haematology 2015: doi: 10.1111/bjh.13481

L’emofilia è una coagulopatia ereditaria, caratterizzata prevalentemente da emorragie articolari e muscolari. Tale patologia limitando l’esercizio fisico e la vita attiva del paziente potrebbe favorire l’insorgenza precoce di osteoporosi. Inoltre, ridotti livelli sierici di vitamina D ed un aumentato turnover osseo possono essere mediati da citochine pro-infiammatorie rilasciate in corso di danno tissutale. Alcuni autori hanno speculato che le modificazioni pressorie all’interno delle cavità ossee midollari, determinate dall’iper-attivazione del sistema emopoietico (per supportare le perdite ematiche da ripetute emorragie), favoriscono l’attività di rimodellamento osseo osteoclastica. La tendenza alla riduzione della massa ossea, senza un apparente aumento di fratture, si riscontra sin dall’età pediatrica. Suggestivo di un trend verso la rarefazione ossea è anche il riscontro, in un gruppo di bambini emofilici finlandesi, d’ipercalciuria e conseguente ipocalcemia. La valutazione nei soggetti emofilici dei markers molecolari di rimodellamento osseo è una tematica che, recentemente, sta riscuotendo interesse crescente. Nel 2011 Tlacuillo-Parra A. et al.  hanno studiato i livelli sierici di osteocalcina (marker di formazione ossea) e telopeptide C (marker di riassorbimento osseo) in una coorte di 69 bambini affetti da Emofilia A. Essi hanno riscontrato livelli ridotti di osteocalcina nel sottogruppo che alla DEXA presentava una ridotta BMD. Nello stesso anno il gruppo coordinato da Christoforidis A., conducendo uno studio comparativo tra i dati di BMD rilevati tramite DEXA e quelli rilevati mediante Ultrasonografia Quantitativa (QUS), ha messo in luce che in 26 soggetti con Emofilia A di sesso maschile (età media 12 ± 4.4 anni) vi erano elevati livelli sierici di RANKL e ridotti livelli di OPG rispetto a soggetti controllo, rafforzando l’ipotesi di una maggiore attività osteoclastica nei pazienti. La valutazione biochimica del turnover osseo negli emofilici giovani-adulti, con artropatia conclamata, evidenzia un altrettanto significativa tendenza verso l’attività osteoclastica. Jansen NWD e colleghi hanno, infatti, rilevato una correlazione tra alcuni markers biochimici di rarefazione ossea (hanno dosato: il telopeptide C-terminale del collageno di tipo II urinario, la siero proteina oligomerica della matrice cartilaginea e la siero proteina condroitin-solfato 846) ed il danno articolare evidenziato radiograficamente. Proseguendo su questo filone di ricerca, con lo scopo d’identificare precocemente il danno osseo, abbiamo confermato una riduzione statisticamente significativa dei livelli sierici di vitamina D nei bambini emofilici rispetto alla popolazione controllo, condizione predisponente all’osteoporosi. L’osteopenia è, infatti, già evidente nella nostra ricerca in 5 piccoli pazienti. Si rendono, pertanto, necessari ulteriori trials clinici per valutare se, in una popolazione a rischio osteoporotico come quella emofilica, sia utile la supplementazione orale di vitamina D. Ulteriore conferma della tendenza precoce all’alterato rimodellamento osseo deriva dall’aver trovato livelli sierici elevati di sclerostina (condizione maggiormente evidente nei pazienti con livelli aumentati di PTH). La sclerostina, mai studiata sino ad ora in emofilia,  è considerata uno dei parametri più sensibili e che ben si correla con il rischio di fratture patologiche. La nostra ricerca, nonostante i limiti (studio osservazionale, esclusione dei soggetti affetti da Emofilia B, assenza di analisi che discrimino gli arruolati per severità della patologia e/o schema terapeutico), conferma come la promozione della cultura del movimento (favorendo l’aumento del carico meccanico osseo, l’elasticità muscolare e contrastando l’obesità) vada incoraggiata negli emofilici sin dai primi anni di vita, anche per contrastare la tendenza ad un alterato rimaneggiamento osseo.

DOVE TROVARE L’ARTICOLO ORIGINALE:

http://onlinelibrary.wiley.com/doi/10.1111/bjh.13481/full

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