a cura di Prof. Paolo Gresele

Il recente XXV Congresso della Società Internazionale di Emostasi e Trombosi (ISTH), tenutosi a Toronto (Canada) dal 20 al 25 giugno, ha visto una notevolissima partecipazione, da tutto il mondo, di scienziati e clinici interessati alla coagulazione e molte interessanti novità su tematiche di grande interesse attuale sono state presentate.

News dai Sottocomitati

Il congresso si è aperto, com’è tradizione, con le sessioni dei sottocomitati scientifici di standardizzazione (SSC). Nel campo degli studi sulle piastrine, l’SSC Platelet Physiology ha visto due sessioni educazionali dedicate allo stato dell’arte della ricerca sui bioreattori, una concernente l’uso di questi dispositivi per lo studio della fisiologia piastrinica, l’altra per lo studio della megacariocitopoiesi e, in prospettiva, per la produzione di piastrine in vitro a scopo trasfusionale.

Fisiologia piastrinica.
Le metodologie in questo campo hanno visto una grande evoluzione con lo sviluppo di camere a flusso che riproducono sempre più da vicino la fisiologia dei piccoli vasi e che permettono di simulare condizioni di flusso di tipo normale o patologico.
In particolare, la fisiologia del rilascio del fattore von Willebrand (VWF) da parte delle cellule endoteliali sottoposte a diverse condizioni di flusso, i meccanismi di formazione di stringhe di diverse molecole di VWF , e l’interazione tra VWF e piastrine sono stati oggetto di una relazione del Dr. José Lopez, di Seattle (USA), mentre lo studio del comportamento di singole piastrine mediante sofisticate metodologie biofisiche, comprendenti la microscopia ad alta risoluzione DIC, la visualizzazione dei movimenti del calcio nelle singole piastrine e lo studio dei legami tra recettori per proteine adesive e i loro ligandi mediante sonde di forza meccanica, sono stati presentati dal Dr. Shaun Jackson di Sidney (Australia).

Megacariocitopoiesi.
La Dr.ssa Alessandra Balduini di Pavia ha riferito circa l’uso dei bioreattori per lo studio dei megacariociti, i precursori midollari delle piastrine, focalizzando l’attenzione sui progressi circa la bioingegneria e i biomateriali dei nuovi bioreattori, incluso l’originale uso della seta nella costruzione di questi dispositivi, sviluppato nel suo laboratorio.
Il Dr. Johnathan Thon, di Boston (USA), ha mostrato i primi esempi di produzione in vitro di piastrine mediante l’utilizzo di bioreattori e ha focalizzato l’attenzione sulle sfide ancora da vincere per arrivare ad una produzione in vitro su larga scala di piastrine per uso trasfusionale.

Nella stessa sessione sono inoltre stati presentati alcuni studi clinici in corso proposti dall’SSC Platelet Physiology, tra i quali lo studio sul valore del Bleeding Score ISTH per i disordini ereditari piastrinici, annunciato recentemente anche nel sito AICE, e uno studio sulle metodologie di laboratorio per lo studio della secrezione piastrinica per la diagnosi dei disordini funzionali piastrinici ereditari. Inoltre sono stati presentati i risultati di uno studio olandese, da parte del Dr. T. Wurdinger, che mostrano come il pattern degli RNAmessaggeri (mRNA) piastrinici (trascrittoma) possa essere studiato come un sensibile biomarcatore di numerosi tumori solidi e della loro risposta ai trattamenti antineoplastici, grazie alla capacità delle piastrine di captare gli mRNA delle cellule neoplastiche.

Letture plenarie e Stato dell'Arte

Importanti e ampie plenary lectures su temi correlati alle piastrine sono state quella di Eugene Braunwald (USA) su 75 anni di progressi nelle terapie antitrombotiche per le malattie cardiovascolari o quella di Paul Kubes (Canada) su piastrine, neutrophil extracellular traps e immunità.

State of the art lectures hanno fornito un’ampia rassegna sui disordini ereditari della funzione piastrinica (Alan Nurden, Francia), sul recettore per l’ADP P2Y12 (Marco Cattaneo, Italia) e sulla struttura e funzione del recettore GPIIb/IIIa (Barry Coller, USA).
Inoltre, di particolare interesse sono state le state-of-the art lectures di Andy Weyrich (USA) sulla regolazione genetica della funzione megacariocitaria e piastrinica, e di Willem Ouwehand (Inghilterra) sulle informazioni ottenute circa i meccanismi di formazione delle piastrine dagli studi di genomica, o quella di Jane Freedman (USA) sul ruolo dei trascritti (mRNA) piastrinici in fisiologia e patologia.

Le comunicazioni orali

E’ impossibile dare un resoconto delle tantissime, interessanti e spesso innovative, comunicazioni orali presentate su temi di ricerca di base o clinica nel campo delle piastrine. Alcune di interesse sono lo studio presentato da M. Schiavone (Milano) sulla mancanza di alterazioni della sintesi del TxA2 piastrinico a seguito di inibizione o di deficit congenito del recettore per l’ADP P2Y12; lo studio, presentato da Ilaria Canobbio (Pavia) sul ruolo della focal adhesion kinase PYK-2 nell’attivazione di alcune kinasi della famiglia SRC nelle piastrine attivate; quello presentato da Neil Morgan (inghilterra) sull’associazione tra mutazioni del gene SLFN14 e un disordine ereditario emorragico con piastrinopenia e difetto piastrinico di secrezione; lo studio di Ilenia Simeoni (Inghilterra) sulla diagnosi dei disordini ereditari piastrinici emorragici e trombotici con tecniche di next-generation sequencing; lo studio di Florian Gaertner (Germania) sulla capacità delle piastrine di migrare all’interno di un trombo in formazione; quello di Lucia Stefanini (Inghilterra) sul ruolo di RASA3 come inibitore della funzione piastrinica ; quello presentato da Anna Maria Gori (Firenze) sul valore predittivo per eventi emorragici e ischemici dei test di funzione piastrinica nei pazienti trattati con antipiastrinici per una arteriopatia periferica; quello di Christophe Vanderbriele (Belgio) sul ruolo di un recettore piastrinico di individuazione relativamente recente, il PEAR1, come punto di legame tra allergia IgE-mediata e malattie cardiovascolari; quello di E. Westein (Australia) sull’uso di nanoparticelle sensibili al flusso ematico elevato per incapsulare farmaci antipiastrinici e rilasciarli ai siti di stenosi vascolare; quello di Stefania Momi (Italia) sul ruolo centrale della MMP-2 di derivazione piastrinica nella formazione di placche aterosclerotiche nel topo ipercolesterolemico.

Giovani investigatori

Young investigator travel stipends per comunicazioni presentate su temi di ricerca correlati alle piastrine vinti da giovani ricercatori italiani sono stati: Loredana Bury (Perugia), per una comunicazione sulla prima descrizione dei meccanismi della disfunzione piastrinica nella malattia di von Willebrand-Platelet type, una rara forma di piastrinopatia ereditaria dovuta ad una mutazione attivante del recettore piastrinico per il VWF (la GPIB) e Giorgia Manni (Perugia) per la prima descrizione della neosintesi della proteina Dicer, una proteina essenziale per il processo di maturazione intracellulare dei microRNA, nelle piastrine attivate.

Highlights piastrine

Nel complesso il Congresso si è rivelato eccellente e ha mostrato come la ricerca sulle piastrine sia più attiva che mai e come si intravedano prospettive imminenti di grandi innovazioni nel campo diagnostico e terapeutico per le numerose patologie, non solo emostatiche o trombotiche, nelle quali le piastrine hanno un ruolo.

Lo stesso Presidente del congresso, Sam Shulman, ha evidenziato tra gli aspetti salienti le comunicazioni di Silvia Giannini, sul ruolo centrale dei meccanismi di endocitosi mediati da recettori nella formazione delle membrane di demarcazione nei megacariociti necessarie a produrre piastrine, quella di D. Stegner, sulla dimostrazione del ruolo del recettore GPVI e del recettore endoteliale FccRIIb nella trombocitopenia indotta da anticorpi anti-GPVI, quello di S. Baker-Groberg (USA), sullo sviluppo di una nuova metodologia per la valutazione dell’adesione e aggregazione piastrinica in un piccolo volume di sangue intero che permette lo studio dell’emostasi neonatale, quella di C. Lentaigne (Inghilterra), per conto del consorzio Bridge, sull’uso estensivo della fenotipizzazione e del sequenziamento genetico per la diagnosi di disordini piastrinici ed emorragici rari.