A giugno su Blood sono stati pubblicati i contributi di alcuni nostri soci alla questione relativa alle recenti evidenze che suggeriscono un maggior rischio di sviluppo di inibitore nei Previous Untreated Patients (PUPs) trattati con fattore VIII ricombinante (rFVIII) di seconda generazione rispetto ai pazienti trattati con rFVIII di terza generazione. [Gouw SC et al. N Engl J Med. 2013; Calvez T et al Blood. 2014; Collins PW et al. Blood. 2014].  Su questo argomento nel dicembre scorso alcune società scientifiche come AICE e MASAC avevano pubblicato la propria posizione (vai al documento AICE) (vai al documento MASAC), invitando a non considerare definitive le conclusioni di questi studi. Sono stati, infatti, recentemente pubblicati i dati della sorveglianza prospettica EUHASS a 4 anni ed, ancora, una metanalisi condotta sotto l’egida dell’EAHAD che ha compreso 4 studi ed oltre 700 pazienti, che non hanno mostrato differenze nel rischio di inibitori tra i diversi prodotti ricombinanti (Fischer et al, Thromb Haemost 2015 e Marcucci et al, Thromb Haemost 2015). Come è noto, la questione è ancora al vaglio di ulteriori analisi dell’EMA.

In due lettere all’Editor di Blood, Alfonso Iorio insieme ad Erik Berntorp e Dario Di Minno insieme ad Emanuela Marchesini e Lelia Valdrè hanno messo in evidenzia alcuni dei limiti metodologici degli studi in oggetto.

La lettera di Alfonso Iorio sottolinea come nello studio francese ci possa essere stato un “bias di selezione” dovuto al fatto che proprio i pazienti a più alto rischio di sviluppo di inibitori venivano preferenzialmente trattati con Kogenate (per cui l’aumentato tasso di inibitori era sostanzialmente preventivabile);  per testare questa ipotesi viene proposta una sensitivity analysis aggiuntiva dei dati del France Coag. [Blood. 2015 Jun 11;125(24):3816-7. doi: 10.1182/blood-2014-10-608471].

Di Minno e colleghi hanno provato a metanalizzare il RODIN e i Registri francese ed inglese (avendo cura di eliminare i dati duplicati) insieme ad un altro successivo studio canadese  [Vezina C. Haemophilia. 2014] similmente disegnato per fornire una stima aggregata dell’incidenza di inibitori con i diversi prodotti ricombinanti in questa popolazione complessiva. Dall’analisi non solo non sembra confermata la differenza statisticamente significativa tra prodotti, ma appare ancora più plausibile l’ipotesi che un bias di selezione dei pazienti abbia poi finito per condizionare l’analisi degli studi oggetto della disputa. [Blood. 2015 Jun 11;125(24):3819-21. doi: 10.1182/blood-2015-01-621383.]

D.ssa Emanuela Marchesini
Coordinatrice Redazione AICEONLINE.org