Riceviamo dal Presidente AICE e pubblichiamo con la stessa emozione che traspare dalle sue parole, in ricordo del prof. Enrico Pogliani, illustre ematologo e pioniere dello studio dell’emostasi e della trombosi in Italia.

Sai, Enrico, mi hanno chiesto di “scrivere una mezza paginetta” in ricordo della Tua persona: quaranta anni di consuetudine in 500 parole. E questo, mentre la stampa quotidiana diffonde la notizia che “è venuto a mancare un luminare delle malattie del sangue, di carattere schivo e riservato, professionista di poche parole molto stimato dai suoi collaboratori e amato dai suoi pazienti”. Onestamente, per il pubblico che si nutre di notizie, queste poche righe, di disarmante semplicità, bastano. Per chi legge i quotidiani, non avrebbe senso sapere da chi era costituito il manipolo di “pionieri” che, nell’Italia degli anni ’70, ha dato vita alla società per lo studio dell’emostasi e della trombosi, giovani leoni che hanno perseguito le proprie idee in un “milieu” di Maestri che hanno consentito o addirittura favorito tutto questo. Sul momento, ho inventato una scusa: non deve toccare a me commemorarTi.

Non mi piacciono le commemorazioni. Sono false: la memoria tende a rimuovere gli eventi tristi serbando solo i ricordi felici (non per nulla, il passato è sempre più bello del presente). Sono ipocrite: nessuno oserebbe gettare un’ombra, ancorchè minima, sul caro Estinto (i commemorati sono tutti “Maestri di vita prima che di cultura”; “Padri esemplari” e “Compagni insostituibili”).  Sono pericolose: lasciano l’idea che, dopo il defunto, il mondo è destinato a finire: lo stampo dei bravi medici è perduto; ricercatori così sensibili nascono una volta ogni cento anni; docenti di questo spessore non sono più immaginabili. E invece il mondo continua, e nessuno di noi è insostituibile. Il modo per ricordare una persona è seguirne l’esempio. Se davvero intende onorarti, chi viene dopo di Te dovrà imitarti nelle cose importanti e concrete: non dovrà ignorare come, con dedizione e sacrificio, ci si renda credibili agli occhi di pazienti e dei loro familiari; come, con discrezione, si interagisca con le Associazioni indirizzando a buon fine l’impiego delle risorse; come si attirino pazienti da tutta Italia e dall’estero, come si contribuisca attivamente a protocolli e a linee di ricerca internazionali.

Nella Storia degli anni ’70, l’Ordine era indispensabile per la Sicurezza, anche quando a scapito della Libertà. Oggi, la libertà individuale e il piacere legato al consumo immediato sono la regola, anche quando a scapito dell’ordine e della sicurezza. Ogni aspetto della vita può essere oggi rimodellato e ripensato poiché nulla possiede contorni definiti. E ciò influenza le relazioni umane rendendole precarie. Non so quanti, fra quelli che Ti hanno commemorato, Ti conoscono quale cultore di musica jazz e folk ed esperto di arte greco-romana, hobbies che rivelano un sentire “antico”; “troppo solido” per il “mondo liquido” di oggi. Mondo dal quale “i rifiuti e gli scarti” fuggono con disagio; mondo nel quale ciascuno teme e -nel contempo auspica- la globalizzazione con i suoi effetti sulle persone, sulle identità, sulla voglia di comunità. Ma questo mondo d’oggi, incerto e angosciato, non riesce ad intaccare le certezze incrollabili di chi in silenzio ed ostinatamente persegue le proprie idee: sentirò ancora la Tua voce mentre, con garbo ed ironia, poni domande di buon senso che aprono la mente ed il cuore.

Giovanni