A cura di Elena Boccalandro e Gianluigi Pasta

La Fisioterapia applicata all’emofilia nell’ultimo decennio ha assunto un ruolo sempre più centrale, anche grazie ad una maggiore disponibilità  di concentrati di fattore mancante ed alla diffusione della profilassi, che ha permesso non solo di approcciare il paziente emofilico con maggior sicurezza da parte del terapista, ma ha favorito gli esiti funzionali a livello delle articolazioni definite storicamente “articolazioni bersaglio”.

L’obiettivo della Fisioterapia ha potuto ampliare e diversificare, nel corso di questi anni, la sua originaria applicazione. In principio era uno strumento per contrastare l’effetto del sanguinamento intra-articolare a livello locale. Successivamente è stata utilizzata per il solo recupero muscolare ed articolare e quasi esclusivamente dopo gli interventi chirurgici. L’avvento delle nuove specializzazioni in terapia manuale (quali l’Osteopatia, l’Analisi Posturale, la Pedana Stabilometrica in primis) ha introdotto valutazioni motorie di tutto l’apparato muscolo-scheletrico nella sua globalità , mettendo in evidenza le priorità  disfunzionali che potevano diventare subito dopo oggetto di terapie manuali e con il tempo funzionali, attraverso un’attività  sportiva calibrata sulle capacità  del paziente. In questo modo ne hanno potuto beneficiare sia i pazienti più giovani (monitorati dal punto di vista biomeccanico sin dalla nascita) sia i pazienti adulti e quelli sottoposti ad intervento chirurgico, che hanno subito nel corso della loro vita emartri continui su articolazioni bersaglio.
Lo studio globale del sistema muscolo scheletrico ha permesso di effettuare un programma di esercizi e riabilitazioni mirate che prende in considerazione la priorità  funzionale del paziente in ogni fase della vita. Dall’inizio degli anni duemila, alcuni Centri Emofilia”pionieri” come il Centro”Angelo Bianchi Bonomi” di Milano, hanno aperto la strada alla fisioterapia come prevenzione, inserendola all’interno del check-up annuale per poter dare a tutti i pazienti emofilici informazioni sullo stato di salute del momento e sulle possibili strategie da utilizzare per migliorare la condizione biomeccanica e funzionale a lungo termine. In seguito molti altri Centri Emofilia in Italia (Bologna, Cesena, Torino e molti altri) hanno dotato il proprio staff di una figura professionale dedicata alla fisioterapia e riabilitazione nell’emofilia e le altre malattie emorragiche congenite grazie ad una crescente consapevolezza, nell’ambito dell’AICE, dell’importanza che questo ruolo assume nella gestione di una certa tipologia di pazienti.

Il lavoro funzionale del fisioterapista sul paziente emofilico viene costantemente condiviso in stretta collaborazione con fisiatri, chirurghi e chiaramente ematologi: in questo modo  il paziente ha la possibilità  di essere seguito in contemporanea ed in modo personalizzato da più specialisti che hanno come obiettivo comune la sua autonomia.

Bibliografia:

  1. Blamey G, Forsyth A, Zourikian N, Short L, Jankovic N, De Kleijn P, Flannery T. Comprehensive elements of a physiotherapy exercise programme in haemophilia – a global perspective. Haemophilia. 2010 Jul;16 Suppl 5:136-45.
  2. Negrier C, Seuser A, Forsyth A, Lobet S, Llinas A, Rosas M, Heijnen L. The benefits of exercise for patients with haemophilia and recommendations for safe and effective physical activity. Haemophilia 2013; 19(4): 487-98.
  3. Boccalandro E, Pasta G, Mannucci PM, Santagostino E, Peyvandi F, Seuser A, Mancuso ME, Solimeno LP. Integrated postural analysis in children with haemophilia. Haemophilia 2014; 20 (2): 263-7.