A cura di Clarissa Bruno

Il percorso di cura riabilitativo del paziente emofilico comincia sempre con un check-up muscolo-scheletrico. Tante sono le parti che lo compongono, ma una chiave di lettura importante deve essere data alla sua postura. Essa rappresenta la somma di tutte le restrizioni di movimento nei segmenti corporei e i compensi maturati nel corso della propria vita in seguito ad ogni episodio emorragico avuto sino a quel momento.

Quando parliamo di restrizione di movimento intendiamo una riduzione della fisiologica escursione di movimento nelle articolazioni del paziente. A questo si aggiunge l’impoverimento del tono muscolare come conseguenza di una ridotta mobilità di quel segmento corporeo.

posturaPer maturazione di compensi posturali si intende lo sviluppo di aree corporee in cui è possibile trasferire le mancanze di altre. Ad esempio una riduzione della flessione del gomito può portare ad un cattivo utilizzo della spalla; oppure una ridotta flessione del piede può produrre un cattivo reclutamento del bacino durante il cammino, nella salita e nella discesa delle scale.

Cosa si intende per Rieducazione posturale? È un trattamento che partendo dall’osservazione del paziente in statica e in dinamica (cammino, salire e scendere le scale, saltare), stabilisce delle priorità d’intervento sui muscoli o sulle articolazioni, che meritano il nostro intervento prioritario.

Gli allungamenti muscolari, postura2la presa di coscienza del corpo da parte del paziente, la capacità di saper utilizzare meglio il suo sistema corporeo frenando lo sviluppo di compensi, sono gli obiettivi del fisioterapista che si occupa di Emofilia. Tenendo conto di schemi corporei visti in tutti i pazienti emofilici e modificando le strategie di intervento rendendo il trattamento individuale, è possibile frenare l’inesorabile sopraggiungere dell’artropatia emofilica.

Entra così in gioco una parola ”globalità”, che rappresenta tutto l’insieme del sistema e non si occupa solo del gomito o della caviglia in cui si sta sviluppando l’artropatia. Spesso si parte dall’articolazione più problematica per finire il trattamento anche in sedi corporee bel distanti. La nostra macchina corpo non è fatta di sole autostrade, ma si compone anche di piccoli vicoli in cui spesso risiede la chiave per ottimizzare la Funzione che ciascuna articolazione è in grado di compiere.

Quando cominciare a prendersi cura del proprio corpo? Da subito. Ogni episodio emorragico a cui consegue una ripresa fisica, in realtà non sempre mostra le perdite di mobilità o di elasticità muscolare. Spesso restano invisibili ai nostri occhi fino a che il tempo ci mostra nette riduzioni nelle attività quotidiane. I check-up annuali e l’allenamento continuo da parte del paziente, allontanerebbero gli effetti precoci e negativi dell’artropatia.