a cura di Giuseppe Lassandro e Paola Giordano
Clinica Pediatrica “B. Trambusti”, Dipartimento di Scienze Biomediche ed Oncologia Umana, Università degli Studi di Bari “Aldo Moro”

L’obesità rappresenta un importante fattore di rischio di malattie croniche e, se presente in età pediatrica, si associa a una più precoce insorgenza di patologie tipiche dell’età adulta, quali diabete di tipo 2, ipertensione e iperlipidemia, ma anche problemi ortopedici e disturbi psicologici. E’ stato stimato che l’impatto economico dell’obesità e delle patologie ad essa correlate si aggira tra il 2-8% della spesa sanitaria di una nazione.

Nonostante l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), da tempo, promuova stili di vita sani, la quota di bambini in eccesso ponderale rimane elevata. In Italia sin dal 2007 si dispone di uno strumento importante per conoscere l’epidemiologia del fenomeno obesità e poter mettere in atto azioni atte a contrastare l’obesità in età pediatrica: il Sistema di sorveglianza nazionale “OKkio alla SALUTE”, promosso e finanziato dal Ministero della Salute e coordinato dall’Istituto Superiore di Sanità in collaborazione con il Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca. Nel tempo tale sorveglianza ha permesso di fotografare lo stato ponderale, le abitudini alimentari e l’esercizio fisico dei bambini italiani, con uno sguardo particolare rivolto al contesto familiare e scolastico. La figura tratta dal rapporto “OKkio alla Salute” 2014, l’ultimo ad essere pubblicato, rappresenta la percentuale di prevalenza di sovrappeso nelle varie regioni italiane.

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Nonostante si denoti un lento e progressivo decremento del fenomeno nel corso degli anni, frutto dei programmi di prevenzione, le regioni centro-meridionali continuano ad avere prevalenze costanti se non più elevate. I gruppi socialmente svantaggiati sono, infatti, più a rischio di obesità perché hanno meno accesso alle corrette informazioni sugli stili di vita salutari e vivono, di solito, in zone che non favoriscono il trasporto attivo e/o l’attività motoria; molto spesso, inoltre, i cibi più economici hanno minore qualità nutrizionale ed elevata densità energetica [1]. Non va trascurato che anche lo stato di “malato” facilità l’esclusione dalle relazioni interpersonali, rende difficile l’accesso allo sport organizzato e predispone a meccanismi di compenso affettivo attraverso il cibo.

E quindi, qual è lo stato ponderale del bambino affetto da una patologia rara e cronica come l’emofilia?

Sfogliando la letteratura scientifica con una semplice ricerca bibliografica sugli istituzionali motori di ricerca (usando come parole chiave “obesity and pediatric haemophilia”) si produce il risultato di una sola “manciata” di pubblicazioni, alcune riguardanti per altro riguardante giovani adulti. Poco dunque si è investigato sulle connessioni tra obesità infantile ed emofilia. Eppure il sovrappeso impatta enormemente sulla qualità di vita del piccolo paziente con emofilia. In primis il reperimento dell’accesso venoso può risultare difficoltoso e ritardare la possibilità d’infusioni domiciliari nonché di autoinfusioni [2]. Poi l’obesità favorisce, a causa dell’aumentato carico, un precoce peggioramento dello stato articolare (in particolare in anche e caviglia) ed accelera, mediante disfunzioni metaboliche, il processo di osteoporosi. Infine, pare, che anche per il dosaggio del farmaco da somministrare si debba tener conto dell’eccesso ponderale [4-3]. Hermans C. con i suoi collaboratori ha dimostrato che avendo due gruppi di bambini equivalenti per età ma differenziati tra obesi e non obesi c’è una sostanziale differenza nell’incremental recovery e, forse, nell’intera curva di cinetica del farmaco [5]. Diventa, dunque, fondamentale il ruolo del pediatra che deve, sin dai primi mesi di vita, consigliare la giusta nutrizione favorendo “svezzamenti” graduali e naturali, educare alla stagionalità degli alimenti e monitorare costantemente la curva di crescita ponderale.

ObesitàInfantile6Attualmente la comunità pediatrica e l’OMS si stanno concentrando sui primi 1000 giorni di vita di un bambino (dal concepimento ai 2 anni d’età) ritenendo che le buone pratiche nei primi 1000 giorni segneranno la buona salute futura. L’OMS ha pubblicato una guida sulla nutrizione dei bambini nei primi 1000 giorni di vita. Nel testo vengono descritti 24 “essential nutrition actions” da seguire per migliorare le aspettative di vita dei bambini e promuoverne una crescita più sana. Tra questi: miglioramento dell’alimentazione materna durante gravidanza e allattamento, maggiore attenzione alla durata dell’allattamento, promozione di un’alimentazione adeguata all’età dei bambini, utilizzo di integratori per compensare eventuali carenze nutrizionali [6]. Dai sei mesi di vita diviene importante: proporre frutta e verdura, assunzione controllata delle proteine animali (posticipando l’utilizzo di latte vaccino), non aggiungere zuccheri semplici e sale, assunzione di grassi qualitativamente adeguati (ricchi in acidi grassi essenziali), rispettare l’appetito del bambino (evitando di proporre porzioni aggiuntive o fuori dei pasti principali), favorire il pasto in famiglia, il sonno e l’attività fisica regolare.


Approfondisci la lettura:

  • http://www.epicentro.iss.it/okkioallasalute/default.asp
  • Ullman M, Zhang QC, Brown D, Grant A, Soucie JM; Hemophilia Treatment Center Network Investigators. Association of overweight and obesity with the use of self and home-based infusion therapy among haemophilic men. Haemophilia. 2014;20(3):340-8.
  • Kelly D, C Zhang Q, M Soucie J, Manco-Johnson M, Dimichele D; Joint Outcome Subcommittee of the Coordinating Committee for the Universal Data Collection Database and the Hemophilia Treatment Center Network Investigators. Prevalence of clinical hip abnormalities in haemophilia A and B: an analysis of the UDC database Haemophilia. 2013;19(3):426-31.
  • Soucie JM, Wang C, Siddiqi A, Kulkarni R, Recht M, Konkle BA; Hemophilia Treatment Center Network. The longitudinal effect of body adiposity on joint mobility in young males with Haemophilia A. Haemophilia. 2011;17(2):196-203.
  • Henrard S, Hermans C. Impact of being overweight on factor VIII dosing in children with haemophilia A. Haemophilia. 2016;22(3):361-7.
  • http://apps.who.int/iris/bitstream/10665/84409/1/9789241505550_eng.pdf
  • http://carta.milano.it/wp-content/uploads/2015/04/70.pdf