A cura di Emanuela Marchesini

In data 11 Aprile finalmente si è conclusa una pagina buia, anzi forse la pagina più buia della storia dei nostri pazienti emofilici. Finalmente la Prima Corte di Appello Civile di Roma ha respinto il ricorso del Ministero della Salute sui risarcimenti ai pazienti che si sono infettati negli anni ‘80 e ‘90. Per i giudici “Il Ministero della Salute è tenuto ad esercitare un’attività di controllo e di vigilanza in ordine alla pratica terapeutica della trasfusione del sangue e dell’uso degli emoderivati, sicché risponde dei danni conseguenti ad epatite ed a infezione da HIV, contratte da soggetti emotrasfusi, per omessa vigilanza sulla sostanza ematica e sugli emoderivati”.

Per fortuna però il Centro Nazionale Sangue ci rassicura che cose di questo tipo non succederanno mai più, con buona probabilità.

Infatti in un comunicato stampa del CNS uscito in data di ieri, il Direttore generale dello stesso Giancarlo Maria Liumbruno afferma che “[…], il rischio residuo di contrarre un’infezione a seguito di una trasfusione di sangue è prossimo allo zero, come ampiamente dimostrato dal sistema di sorveglianza nazionale coordinato dal Centro Nazionale Sangue. A fronte di più di 3 milioni di emocomponenti trasfusi ogni anno (8349 emocomponenti trasfusi ogni giorno), da oltre dieci anni in Italia non sono state segnalate infezioni post-trasfusionali da HIV, virus dell’epatite B e virus dell’epatite C”.

IL CNS ci ricorda inoltre che è presente uno screening ferreo per la ricerca di HIV ed epatite C e B. Grazie agli screening dei donatori in atto è stato possibile, ad esempio, trovare e bloccare 1709 positività su 1691 donatori nel 2015. Tale livello di sicurezza è garantito da un sistema basato sulla donazione volontaria, periodica, anonima, responsabile e non remunerata, dall’utilizzo per la qualificazione biologica di test di laboratorio altamente sensibili e da un’accurata selezione medica dei donatori di sangue, volta a escludere i soggetti che per ragioni cliniche o comportamentali sono a rischio.

Vincenzo Saturni, coordinatore pro tempore CIVIS (Coordinamento Interassociativo Volontariato Italiano Sangue), conclude infine che “Il volontariato del sangue, […], è impegnato ogni giorno nella fondamentale promozione di stili di vita sani tra i donatori volontari e associati, al fine di rendere ancora più elevati i livelli di sicurezza per gli emocomponenti e i farmaci plasmaderivati. Grazie anche a quest’azione siamo arrivati all’84% di donatori periodici e associati, fattore che ci posiziona ai primissimi posti nel mondo e che rappresenta un ulteriore indicatore di qualità e sicurezza”.

Memori di quanto successo in passato,  quindi senza mai abbassare la guardia sulla sicurezza, dobbiamo comunque ringraziare il buon cuore dei donatori di sangue e gli sforzi fatti per garantire la sicurezza di chi purtroppo necessita dei prodotti derivati da questo grande atto di generosità.