Il Comitato Scientifico del Congresso ISTH ha selezionato, tra migliaia di abstract ricevuti, numerosi lavori dei soci AICE. A seguire alcuni dei contributi presentati come Poster o Comunicazioni orali, che i nostri Soci hanno voluto condividere anche a chi non è potuto essere a Berlino.


The impact of long-term secondary prophylaxis on health-related quality of life in addolescents and adults with severe haemophilia A treated with rFVIII-FS
Tagliaferri A, Coppola A, Santoro C, Amoresano, von Mackensen S

A cura di Antonio Coppola e Annarita Tagliaferri

In questo Poster si riassumono i dati della valutazione della Qualità di Vita correlata alla salute (HRQoL) derivanti dallo Studio POTTER, lo studio multicentrico italiano prospettico che ha seguito 58 pazienti adolescenti adulti per oltre 5 anni confrontando due gruppi, uno trattato on-demand ed uno in profilassi secondaria o terziaria con concentrato di FVIII ricombinante (Kogenate Bayer). Questi dati sono interessanti proprio per il lungo follow-up, che rende il POTTER lo studio prospettico con osservazione più protratta, , al momento pubblicato, in grado di evidenziare i benefici clinici della profilassi, anche intrapresa in età più avanzata, quando cioè un danno articolare più o meno rilevante si è inevitabilmente instaurato.

I pazienti adolescenti/adulti in profilassi, che sperimentano una riduzione evidentissima del numero di episodi emorragici, sia totali che articolari, e delle target joint riportano una HRQoL significativamente migliore rispetto ai pazienti trattati on-demand, sia nelle valutazioni con test generici (EQ-5D, SF-36) che in quelle con il test specifico HAEMO-QOL-A. A quest’ultimo, oltre allo score totale, sono risultati differenti in maniera significativa i domini del ‘physical functioning e ‘role functioning’, del ‘worry’ e ‘consequences of bleeding’.

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Intracranial hemorrage in hemophilia patients: the status of ongoing retrospective-prospective italian registry (2009 – 2016)
Zanon E, Demartis F, Tagliaferri A, Schinco P, Cantori I, Milan M, Molinari AC, Biasoli C, Coppola A, Castaman G, Luciani M, Sottilotta G, Santagostino E

A cura di Samantha Pasca e Ezio Zanon

L’emorragia cerebrale è una delle maggiori complicanze dell’emofilia che può portare a disabilità o, nei casi più, gravi a morte. Le due fasce di età maggiormente colpite sono i bambini di età < 2 anni e gli adulti di età > 50 anni. In questo lavoro si è voluto valutare l’incidenza, la mortalità e la gestione delle emorragie cerebrali, nonché i fattori di rischio per le stesse nella popolazione emofilica Italiana. Il registro ha raccolto i dati in modo retrospettivo (2009-2012) e prospettico (2013-2017). In totale sono stati riportati 29 casi di emorragia cerebrale (6 in bambini < 2 anni). 13 dei 22 casi di pazienti adulti con emorragia cerebrale presentavano ipertensione, 11 erano emofilici lievi. I dati hanno confermato quanto riportato in letteratura riguardo le fasce di età più a rischio per il manifestarsi di questo evento emorragico, mentre hanno sottolineato come anche i pazienti affetti da emofilia lieve, da sempre considerati a basso rischio per lo sviluppo di sanguinamenti spontanei, siano invece soggetti a questo tipo di emorragia, soprattutto se in presenza di ipertensione.

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Efficacy and safety of combined use of aPCC and antifibrinolytics in acquired hemophilia A: results from the FAIR Registry
Zanon E, Pasca S, Gamba G, Giuffrida G, Falanga A, Federici AB, Cantori I, Siragusa S, Mazzucconi MG, Piseddu G, Rocino A, Santoro RC, Lodigiani C

A cura di Samantha Pasca e Ezio Zanon

L’utilizzo combinato di fibrinolitici ed agenti by-passanti ha sempre destato dubbi e perplessità nei clinici a causa dell’aumentato rischio di sviluppare eventi tromboembolici anche gravi nei pazienti trattati. In lettura ci sono pochi dati a riguardo, e a volte come avvenuto nell’EACH2 Registry, non sono descritti gli outcome del trattamento. I dati qui riportati sono tratti dal FAIR Registry, studio Italiano, retrospettivo-prospettico che ha valutato l’efficacia e la sicurezza di aPCC nel trattamento dei pazienti con emofilia A acquisita. Il 40% dei sanguinamenti totali è stato trattato con un terapia combinata. Statisticamente significativo è risultato il confronto tra gli episodi di sanguinamento trattati nel gruppo prospettico e in quello retrospettivo. Nei pazienti trattati con la terapia combinata il numero di sanguinamenti è stato inferiore, così come inferiore è risultata la durata del trattamento. Tutti i pazienti hanno ben tollerato la terapia e non hanno manifestato eventi tromboembolici.

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Tailored prophylaxis in children with hemophilia A: a new approach for the future
Pasca S, Cogo P, Milan M, Sarolo L, Zanon E.

A cura di Samantha Pasca e Ezio Zanon

La terapia profilattica alla dose di 25-40 UI/kg tre volte alla settimana è considerata il gold standard nel trattamento dell’emofilia di grado severo o moderato-severo. Negli ultimi anni un approccio sempre più personalizzato basato sul numero di sanguinamenti annuo (ABR), sulla farmacocinetica del singolo paziente (PK) e sul suo stile di vita ha cominciato a farsi strada nel trattamento della patologia emofilica. La difficoltà ad eseguire per ogni paziente una curva PK a causa della necessità di molti prelievi successivi aveva finora limitato questo approccio, ma lo svilupparsi di alcune metodiche basate sulla statistica bayesiana e accessibili a tutti tramite web ha permesso ai clinici di implementare queste analisi. In questo lavoro si è voluto valutare se l’utilizzo di un device come il myPKfit che permette di stabilire oltre al profilo PK del singolo anche la dose e la frequenza più appropriata di farmaco da somministrare, può essere utilizzato per sostituire la terapia standard con una personalizzata che contribuisca a ridurre i sanguinamenti, magari riducendo le infusioni e il consumo di farmaco. I risultati ottenuti negli 8 bambini considerati mostrano che tutti dovrebbero essere sottoposti a delle modifiche della terapia, più o meno marcate, in modo tale da rendere il loro trattamento sempre più efficace e sicuro.

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Oral Communication. Results from the italian registry on activated prothrombin complex concentrate in acquired hemophilia: FAIR Registry
Zanon E

A cura di Samantha Pasca e Ezio Zanon

Gli agenti bypassanti sono la prima linea di trattamento nei pazienti con emofilia A acquisita, ma non sempre il loro utilizzo è stato sufficientemente standardizzato. Il Registro FAIR è uno studio Italiano, multicentrico, retrospettivo-prospettico volto a valutare in primo luogo l’efficacia, la sicurezza, la durata e il dosaggio del trattamento con aPCC nei pazienti affetti da AHA e successivamente a determinare gli outcomes di una breve profilassi a basse dosi sempre con aPCC, dopo il trattamento in acuto, per prevenire il rischio di recidiva, di un utilizzo combinato degli antifibrinolitici e del ruolo svolto dalla risposta anamnestica. 56 pazienti sono stati inseriti nel Registro, 31 retrospettivi e 25 prospettici, per un totale di 101 sanguinamenti trattati (65% nel gruppo retrospettivo). I dati riguardanti eziologia dell’AHA, sito del sanguinamento, tipologia del sanguinamento sono risultati sovrapponibili a quelli riportati in letteratura. Evidenze statisticamente significative si sono invece ottenute in merito all’utilizzo di una breve profilassi con aPCC (v. OC 36.2) e in merito all’utilizzo di una terapia combinata con antifibrinolitici (v. PB-1936). Una risposta anamnestica si è riscontrata in 6/101 episodi emorragici, ma non ha comportato modifiche al trattamento o aumento della durata dello stesso. Nel Registro FAIR non sono stati segnalati eventi tromboembolici. 8 pazienti sono morti, un solo caso a seguito di un sanguinamento incontrollabile è risultato correlato all’AHA.

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Low dose of aPCC as short-term prophylaxis after the end of initial treatment of acquired hemophilia A to reduce bleeding relapses: data from the FAIR Registry
Zanon E

A cura di Samantha Pasca e Ezio Zanon

Dalla letteratura emerge che oltre il 20% dei pazienti trattati per un emofilia acquisita tendono a recidivare, questo spesso avviene entro le prime settimane dall’episodio emorragico iniziale, il ruolo di una breve profilassi a basse dosi con aPCC nel prevenire queste recidive è ancora poco chiaro. Esiste infatti un unico studio Italiano pubblicato (Zanon et al. 2015) che dimostra l’efficacia della profilassi nel prevenire ulteriori sanguinamenti. Dal Registro FAIR si è visto che 19/56 pazienti sono stati trattati in profilassi con aPCC, il 58% dei quali nel gruppo prospettico. In totale si sono avute 32 recidive, oltre 80% nel gruppo retrospettivo, di queste solo il 9.4% sono state registrate nei pazienti in profilassi (p<0.05). Durante il periodo di profilassi non sono stati segnalati eventi tromboembolici. Una breve profilassi con basse dosi di aPCC si è quindi dimostrata sicura ed efficace nel prevenire il rischio di recidive in pazienti con AHA.

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Molecular analysis and clinical description of an Italian cohort of patients with FXI deficiency
Quintavalle G, Riccardi F, Rivolta GF, Tagliaferri A

A cura di Gabriele Quintavalle

Lo scopo di questo studio è stato quello di analizzare eventuali correlazioni tra genotipo e fenotipo in una coorte di 35 pazienti con Deficit di FXI (FXI <60%) classificati in base a fenotipo clinico, genotipo del gene F11 e livelli circolanti di FXI.

La maggior parte dei pazienti (51%) non presentava sintomi emorragici. Dal punto di vista genotipico, sono stati identificati 4 pazienti con eterozigosi composita, un paziente che non mostrava varianti patologiche, mentre i restati pazienti avevano un genotipo eterozigote per una mutazione patologica.

Sono state identificate 17 mutazioni distribuite nei vari domini della proteina del FXI. Cinque di esse non sono state ancora riportate nei database internazionali. L’analisi ha tenuto conto in particolare del ruolo delle mutazioni “troncanti”, ovvero quelle che determinano un significativo “riarrangiamento” strutturale della proteina ( es. grandi delezioni, mutazioni frameshift, mutazioni di stop o splicing in siti “essenziali”).

L’analisi ha mostrato che, nei pazienti con due mutazioni troncanti associate in eterozigosi composita, i livelli di FXI riscontrati erano significativamente ridotti (<2%). Quando le mutazioni troncanti si associavano ad una mutazione “non troncante” (es. missenso), i livelli di FXI erano decisamente più elevati (>20%) come riscontrato nei soggetti con una sola mutazione in eterozigosi.

Non è stata riscontrata invece, una chiara correlazione tra rischio emorragico, genotipo F11 e livelli di FXI, ipotizzando la presenza di altri determinanti, legati probabilmente alle diverse funzioni del FXI nella cascata coagulativa (es. probabile ruolo nella fibrinolisi, presenza del FXI nei granuli piastrinici ecc.).

La casistica dello studio non permette naturalmente di trarre conclusioni, sarebbe interessante un’analisi su una popolazione più ampia per poter ottenere delle informazioni più significative.

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The bone disease in haemophilia: a possible role of coagulation factors?
Sacco M, Lancellotti S, Arcovit A, Battafarano G, Del Fattore A, De Cristofaro R

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Biochemical and biophysical characterization of commercially available FVIII products
De Cristofaro R, Sacco M, Lancellotti S, Garagiola L, Valsecchi C, Scaglione G, Basso M, Di Stasio E, Peyvandi F.

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