a cura di Emanuela Marchesini

L’associazione dei pazienti emofilici di Perugia insieme alla Dr.ssa Marchesini ha dato avvio nella loro città ad un progetto di climbing per pazienti con MEC di tutte le età.

L’idea era quella che il climbing favorisse l’acquisizione di una maggiore consapevolezza delle proprie potenzialità migliorando il grado di autostima e di consapevolezza di sé, permettendo al paziente di affrontare situazioni complesse e potenzialmente “pericolose” in tutta sicurezza, sviluppando l’attitudine al problem-solving, la capacità di autocontrollo e di concentrazione nonché l’attenzione alle misure di sicurezza.

Dal punto di vista clinico inoltre l’arrampicata, che coinvolge l’utilizzo di tutti i gruppi muscolari, appare essere uno sport ideale per l’ottenimento di una massa muscolare atta a favorire la prevenzione delle complicanze articolari, del rebleeding e al mantenimento di una corretta postura e allo sviluppo o il recupero della capacità propriocettiva. Il climber impara inoltre ad eseguire movimenti flessibili ed economici. Per i soggetti che hanno manifestazioni di artropatia emofilica lieve e moderata il free-climbing/bouldering permettere il riallungamento dei gruppi muscolo-tendinei e quindi il recupero della funzione articolare.

L’arrampicata è già stata utilizzata con successo a scopo terapeutico nei disturbi ortopedici, neurologici e psicologici. Non ultimo, inoltre, ci è sembrato un modo per favorire una pratica costante di uno sport che quindi comporti una maggior aderenza al trattamento del paziente, dunque un conseguente minore rischio di sanguinamento dovuto a un trattamento inadeguato.

Dieci pazienti dai 6 ai 40 anni hanno partecipato al corso, sottoponendosi a 12 lezioni di arrampicata in palestra. Di questi 6 erano affetti da emofilia A grave. Prima di ogni lezione ognuno di loro effettuava una seduta di fisioterapia personalizzata.

Il corso, che terminerà con l’ultima uscita in falesia il 15 luglio, è stato un successo dal punto di vista psicologico e muscoloscheletrico. Abbiamo osservato un miglioramento della mobilità articolare e del range of motion in 2 pazienti con artropatia emofilica moderata e miglioramento del tono muscolare in tutti i pazienti. Alcuni di loro ci hanno riferito di avere meno dolore. Abbiamo visto la gioia mista a timore negli occhi dei genitori dei nostri piccoli pazienti che si arrampicavano con grinta e coraggio fino ai sei metri di altezza.

Speriamo di poter ripetere questa esperienza in maniera più strutturata per dimostrare ancora una volta che l’emofilia è una condizione più che una malattia e che, con la giusta resilienza, ogni barriera può essere superata.