a cura di Giuseppe Lassandro, Anna Amoruso, Carmela Pastore, Paola Giordano
Clinica Pediatrica “B. Trambusti”, Dipartimento di Scienze Biomediche ed Oncologia Umana, Università  degli Studi di Bari “Aldo Moro”

L’autunno per i bambini, ogni anno, è tempo di ripresa della scuola e di tutte le attività  ricreative pomeridiane. Lo sport o le attività  ludiche non organizzate rappresentano gli hobbies che maggiormente hanno capacità  attrattiva verso i ragazzi di sesso maschile.

La Società  Italiana di Pediatria, ritenendo che l’attività  motoria costante e quotidiana sia un mezzo indiscusso di promozione della salute e prevenzione delle patologie croniche da sedentarietà , già  da tempo attua programmi di promozione della cultura del movimento. Tra i vari programmi ricordiamo la piramide del movimento.

Anche il bambino con emofilia può, anzi deve, vivere una vita attiva e non sedentaria. L’attività  sportiva in età  evolutiva migliora l’elasticità  muscolo-tendinea, permette il raggiungimento di un buon picco di massa ossea, lavora sulla funzionalità  articolare e (non ultimo) garantisce quel benessere psico-fisico utile a creare relazioni sociali con i pari nonostante la patologia. Purtroppo le Malattie Emorragiche Congenite con i loro recenti avanzamenti terapeutici (profilassi primaria, terapia sostitutiva tradizionale o ad emivita “estesa”) e diagnostici (ruolo dell’ecografia nelle emorragie acute o nella stadiazione delle artropatia) sono ancora poco conosciute dalla classe medica non del settore. Pertanto, i pediatri di libera scelta e gli specialisti in medicina dello sport (medici certificatori in Italia dell’idoneità  alla pratica sportiva) non hanno gli strumenti adeguati ed aggiornati per avviare all’attività  motoria un bambino con emofilia.

Praticare sport in Italia per un emofilico può diventare una “corsa ad ostacoli”. Ecco perché “Sport and Hemophilia in Italy: an obstacle course” è il titolo di un editoriale pubblicato lo scorso Agosto su Current Sport Medicine Reports (organo ufficiale dell’American College of Sport Medicine) dal nostro gruppo di lavoro.

Nell’editoriale vengono, innanzitutto, enunciate le norme italiane che regolamento l’idoneità  all’attività  motoria:

DM 18/02/1982 “Norme per la tutela sanitaria dell’attività  sportive agonistica“.
Come “agonista” deve, pertanto, intendersi “Quella forma di attività  sportiva praticata sistematicamente e/o continuativamente e soprattutto in forme organizzate dalle Federazioni Sportive Nazionali, dagli Enti di Promozione Sportiva riconosciuti dal C.O.N.I. e dal Ministero dell’Università  e della Ricerca per quanto riguarda le fasi nazionali dei Giochi Sportivi Studenteschi, per il conseguimento di prestazioni sportive di un certo livello” (Ministero della Sanità , Circolare esplicativa n.7 del 31 Gennaio 1983).

DM 24/04/2013 “Disciplina della certificazione dell’attività  sportiva non agonistica e amatoriale e linee guida sulla dotazione e l’utilizzo di defibrillatori semiautomatici e di eventuali altri dispositivi salva vita”.
Si definiscono, invece, attività  “non agonistiche” quelle praticate dai seguenti soggetti: – gli alunni che svolgono attività  fisico-sportive organizzate dagli organi scolastici nell’ambito delle attività  parascolastiche – coloro che svolgono attività  organizzate dal C.O.N.I., da società  affiliate alle Federazioni Sportive Nazionali, alle Discipline Associate, agli Enti di Promozione Sportiva riconosciuti dal C.O.N.I. che non siano ritenuti agonisti ai sensi del Decreto Ministeriale 18 Febbraio 1982 – coloro che partecipano ai Giochi Sportivi Studenteschi nelle fasi precedenti a quella nazionale.

Legge n ° 98 del 9 Agosto 2013 Soppressione della certificazione per l’attività  ludico motoria.
E dal 28 Febbraio 2018 abolizione dell’obbligo di certificazione ai soggetti in età  prescolare per promuovere la cultura dell’attività  motoria in età  infantile.

In sintesi le differenze tra le tre tipologie di certificazione vengono elencate come segue:

Resta evidente che la differenza tra pratica sportiva “agonistica” o “non agonistica” è puramente normativo. Tale distinzione non permette di discriminare quali attività  sportive possa svolgere un bambino emofilico in sicurezza. La Federazione Medico Sportiva Italiana ha standardizzato ogni attività  a seconda del “rischio sportivo“. Nello standardizzare ha tenuto presente di 10 parametri utili a caratterizzare il “rischio sportivo” per ciascuna disciplina:

  • Età  dell’atleta
  • Sport secondo impegno cardiovascolare
  • Sport di contatto
  • Ambiente sportivo
  • N ° atleti partecipanti in concomitanza o in rapida successione
  • Frequenza infortuni sport
  • Frequenza infortuni con esiti permanenti
  • Mezzi meccanici/attrezzi utilizzati
  • Rischio di trauma neurologico
  • Rischio grave trauma apparato locomotore

Attraverso tale standardizzazione oggi, in Italia, le discipline sportive vengono classificate secondo le seguenti categorie di rischio:

Conoscendo le normative ed il rischio sportivo nell’editoriale “Sport and Hemophilia in Italy: an obstacle course” si è voluto anche ipotizzare un percorso che aiutasse a superare le barriere attualmente presenti nel rilascio della certificazione. E che, inoltre, tenesse conto della storia clinica e delle ambizioni sportive di ciascun soggetto con emofilia.

Il modello virtuoso dovrebbe prevedere una suddivisione delle responsabilità  all’atto della certificazione. Il medico certificatore (pediatra di libera scelta o specialista in medicina dello sport) dovrebbe ricevere dal medico competente in materia (medico del centro emofilia) le informazioni utili ad attestare a quale classe di rischio sportivo tale soggetto possa aderire: stato articolare, programma terapeutico, capacità  di autoinfusione”¦

L’Associazione Italiana Centri Emofilia in collaborazione con FEDEMO sta già  lavorando in tal senso ed a breve ci saranno aggiornamenti.

Concludo con la massima: “La potenza è nulla senza il controllo” ove si vuole sottolineare che senza allenamento e senza preparazione ogni attività  sportiva è pericolosa. Ecco perché il ruolo dei terapisti della riabilitazione sarà  cruciale nella condivisione delle responsabilità  all’atto della certificazione.


Per approfondire leggi: