a cura di Giuseppe Lassandro, Anna Amoruso, Carmela Pastore, Paola Giordano
Clinica Pediatrica “B. Trambusti”, Dipartimento di Scienze Biomediche ed Oncologia Umana, Università degli Studi di Bari “Aldo Moro”

L’età di transizione viene definita come un periodo che va dal raggiungimento della statura definitiva alla piena maturazione psicosessuale del soggetto e di solito si racchiude in una fascia di età compresa tra i 16 ed i 25 anni. L’età di transizione rappresenta una fase di “passaggio” dall’età pediatrica all’età adulta. Essendo un periodo di transizione, non sempre viene colta la complessità di questo momento. Questi giovani vogliono sentirsi gli adulti che ancora non sono, prendono decisioni autonome dettate spesso dalla sfera emotiva e relazionale e per questo possono commettere degli errori, soprattutto nella gestione delle loro terapie.

L’adolescente di oggi con emofilia rappresenta la prima generazione di paziente che ha potuto godere dei benefici della profilassi.
Questo può valere in Italia o negli USA dove la profilassi precoce è stata introdotta a cavallo tra fine anni 90 e primi 2000, ma in altri Paesi sappiamo che c’è una tradizione di profilassi molto più lunga. Pertanto, se non si sono presentate complicanze (traumi gravi, comparsa d’inibitore…) gli adolescenti si presentano in buona salute e con una percezione della qualità di vita molto simile ai coetanei.

La ribellione, però, tipica della fase adolescenziale porta il giovane emofilico a sottovalutare la compliance terapeutica e/o ad acquisire comportamenti rischiosi per il benessere psico-fisico tanto faticosamente costruito grazie ai genitori nell’età evolutiva. L’immagine di sé, rappresentata dal vigore del corpo e dall’abbigliamento, trova in questa fase un ruolo cruciale nel facilitare l’accettazione sociale. Un mezzo tanto in voga tra i giovani moderni per esaltare l’espressione del proprio corpo sono i tatuaggi e/o il piercing.

Brevemente, con a margine riferimenti bibliografici di approfondimento, proveremo a delineare gli aspetti cardine delle “modificazioni corporee” nei soggetti affetti da malattie emorragiche congenite.

L’American Academy of Pediatrics ricorda che tali pratiche non sono solo pericolose per il rischio infettivo virale (HIV, Epatite B o C…) ma anche per quello batterico (infezioni micobatteriche e stafilococciche in primis). Inoltre non è da trascurare il rischio tossico. Alcuni dei pigmenti utilizzati, infatti, non sono stati testati sull’uomo e potrebbero favorire l’insorgenza di tumori cutanei e/o linfatici. Per quel che concerne il piercing si potrebbero determinare dermatiti da contatto qualora non vengano utilizzati materiali puri ed idonei.

In un editoriale su “Hemophilia” l’insigne dermatologo Kluger evidenzia il diverso rischio emorragico tra piercing e tatuaggio. Il piercing viene eseguito con aghi da 12-18 gauge ed il sanguinamento è un’evenienza comune (anche nei soggetti non coagulopatici). Ovviamente il rischio emorragico è maggiore nei piercing eseguiti nella mucosa orale. Differente la questione del tatuaggio. Nella pratica del tatuaggio si utilizzano aghi più sottili per iniettare il pigmento nel derma. Qui la complicanza più temibile sono i vasti ematomi sottocutanei.

Dinanzi alla richiesta di un tatuaggio e/o di piercing sarebbe sempre opportuno il confronto con il medico del centro emofilia al fine d’individuare i rischi emorragici connessi e considerare una adeguata terapia prima di approcciarsi a tali procedure.

La legislazione italiana considera tali pratiche “interventi non terapeutici di modificazione del corpo” e sottolinea l’importanza del consenso informato, quindi, la presa di responsabilità dei genitori qualora trattasi di minorenni.

Vuoi approfondire il punto di vista psicologico? Leggi l’articolo correlato: Riva S. Tatuaggi e piercing nella mente dei ragazzi


Per approfondire leggi:

  • Breuner C et al. Adolescent and Young Adult Tattooing, Piercing, and Scarification. Pediatrics. 2017 Oct;140(4)
  • Kluger N. Tattooing, piercing and inherited coagulation disorders. Haemophilia. 2013 Nov;19(6)
  • Conti A. et al. Piercing and tattoos in adolescents: legal and medico-legal implications. Open Med. 2018;13

Nota: L’articolo rappresenta il punto di vista degli Autori e non la posizione ufficiale di AICE.