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Speciale Convegno 2022: L’educazione all’esercizio fisico per il mantenimento dell’equilibrio muscolo-scheletrico ai tempi delle terapie innovative: il punto di vista dei clinici

Inserito da Redazione AICE | 25 Nov 2022

La III sessione del Convegno ha focalizzato l’attenzione sulle problematiche relative alla salute articolare dei nostri pazienti, in un momento storico ricco di innovazioni farmacologiche.

Franca Rivolta  ha introdotto la sessione presentando”Il monitoraggio del paziente, gli elementi decisionali per il clinico”. Ha posto l’attenzione sulle raccomandazioni esistenti in letteratura per preservare lo stato di salute del paziente. Tali indicazioni devono tenere conto, del fenotipo emorragico, dell’età  e degli stili di vita, delle patologie e terapie concomitanti, dell’aderenza alle prescrizioni, dall’accesso venoso e della eventuale presenza di inibitore.

Oggi, la valutazione clinica ed ecografica, insieme a quella funzionale,  consentono di inquadrare lo stato articolare del paziente  ed eventualmente di ottimizzare la terapia. Più figure professionali sono coinvolte nello studio articolare: l’ematologo, l’ortopedico, il fisiatra, il fisioterapista.

Il primo obiettivo deve essere la  quantificazione  degli  episodi emorragici, specificando il numero di eventi, la localizzazione, la frequenza. Ciò aiuta il clinico e quindi il paziente nel definire eventuali target joints e, comunque,  articolazioni a maggior rischio di danno. Per tenere traccia degli episodi, varie app di facile uso sono a disposizione.

L’esame obiettivo dello stato articolare viene effettuato utilizzando degli strumenti, univoci per meglio inquadrare il paziente, come lo score Gilbert e lo score HJHS 2.1. La valutazione clinica non è, però, in grado di considerare le emorragie subcliniche che, per la loro natura, sfuggono. L’imaging diventa un utile presidio; in particolare, l’ecografia fornisce informazioni su eventuali versamenti, sul quadro sinoviale e sullo stato osteocondrale. Rappresenta uno strumento rapido ed economico che permette di fotografare il momento e, permette al clinico di modificare la terapia farmacologica e la riabilitazione.  Il livello del fattore necessario per salvaguardare il benessere articolare va personalizzato attraverso lo studio della farmacocinetica, senza dimenticare, infine, preferenze e aspettative del paziente  per suggerire la giusta attività  fisica.

Nel secondo intervento,  Christian Carulli, con una relazione videoregistrata, ha fornito gli elementi della  “œValutazione dell’ortopedico”.  L’esercizio fisico negli emofilici era un tempo limitato ad attività  di ginnastica dolce, oggi grazie alle nuove terapie vi è una maggiore apertura. in base alle caratteristiche fenotipiche e psico-sociali del paziente.

Come cambia il paradigma?  Oggi l’esercizio fisico è considerato necessario per il mantenimento dello stato di salute articolare e lo sport rappresenta una opportunità . Nella scelta dello sport, il team multidisciplinare del Centro Emofilia deve verificare attentamente ciò che il paziente può fare, conoscendo lo stato articolare di partenza e considerando le preferenze del paziente. Carulli ha sottolineato  come le nuove terapie in emofilia possano influenzare l’attività  fisica dei nostri pazienti: infatti, se il mantenimento e il potenziamento del tono muscolare possono indurre effetti positivi, le nuove terapie contribuiscono ad un’adeguata protezione del paziente durante tutte le fasi di attività . Questo è ormai dato consolidato per i pazienti senza artropatia e non protesizzati, mentre per chi ha afrontato intervento di protesi, uno sport ad alto impatto articolare potrebbe portare ad usura precoce della protesi. I pazienti portatori di protesi articolari dovrebbero pertanto svolgere attività  sportiva con limitato impegno fisico.  In conclusione, la valutazione ortopedica permette al team del Centro Emofilia di personalizzare l’attività  fisica e sportiva, seguire il paziente nel tempo con i follow-up e rendere consapevole il paziente delle proprie possibilità  e dei propri limiti.

E’ seguita la relazione di Antonio Frizziero dal titolo  “œL’educazione motoria: dalla prevenzione del danno alla riabilitazione”,  che ha inizialmente posto la domanda:“Cosa fare quando riscontriamo una artropatia?“ La risposta differisce in relazione alla gravità  dell’artropatia: se grave e già  presente da tempo, il paziente deve essere preso in carico e va costruito un percorso riabilitativo su misura, valutando le opzioni terapeutiche disponibili, siano esse conservative (riabilitazione, terapia strumentale) o chirurgiche. Se invece il quadro è modesto e di recente insorgenza,   il trattamento conservativo è la prima scelta.

Anche dal punto di vista fisiatrico, lo sport nel bambino migliora il trofismo muscolare, la mineralizzazione ossea e il benessere psicologico e sociale. Il”bagaglio motorio” costruito da bambino è un bagaglio che il paziente porterà  con se per tutta la vita. Più i pazienti sono indirizzati all’attività  motoria e al mantenimento di un buon trofismo mscolo-scheletrico, meno è probabile che si presentino episodi emorragici.

Frizziero ha proseguito la sua presentazione distinguendo i traumi sportivi in diretti e indiretti, e gli sport in quelli ad alto impatto e a basso impatto. Ha sottolineato che le linee guida della Società  Canadese di Emofilia promuovono un motto da utilizzare nella scelta di uno sport: “œThink once, think twice, think again”:  si pensa  una volta  per un’attività  sicura, come lo yoga e il golf; ci si pensa  due volte  se l’attività  potrebbe causare lesioni; si deve pensare  ancora di più  ““  dunque  ripensarci  ““ quando si considera uno sport ad alto rischio di lesioni. La partecipazione allo sport deve essere raccomandata  con il supporto del team multidisciplinare  (ematologo, ortopedico, fisiatra, fisioterapista, medico dello sport), sostenendo il paziente nella scelta, avendo cura di seguirlo nel tempo sulla base dello stato di salute articolare.