A cura della Redazione
Il Dottor Massimo Franchini (Dipartimento di Medicina Trasfusionale ed Ematologia, ASST Carlo Poma-Mantova) introdotto dal prof Raimondo De Cristofaro, apre i lavori della seconda giornata del XVIII congresso AICE con la lettura:”L’acido tranexamico: un ever green“.
L’acido tranexamico è un derivato della lisina che inibisce l’attivazione del plasminogeno e quindi inibisce la fibrinolisi. Sebbene il suo primo utilizzo clinico risalga a più di 50 anni fa, questo agente emostatico sintetico è tuttora oggetto di un’intensa ricerca. In particolare, recentemente vi è un rinnovato interesse a seguito dell’evidenza dell’effetto benefico nel ridurre la perdita di sangue in una varietà di condizioni mediche e chirurgiche ad aumentato rischio emorragico, soprattutto nell’ambito della chirurgia cardiaca e ortopedica maggiore.
L’acido tranexamico è stato registrato nel 1957 ed il suo utilizzo è molteplice sia nell’ ambito dei difetti della coagulazione sia in quello più ampio della chirurgia elettiva e dell’emorragia nel paziente traumatizzato. Nel 2011 l’organizzazione mondiale della sanità lo ha riconosciuto come prodotto elettivo nella cura del trauma grave. L’impiego dell’acido tranexamico è previsto anche nell’ambito del PBM (patient blood management) con lo scopo di ridurre il ricorso alla trasfusione allogenica in un’ottica di razionalizzazione dell’impiego della risorsa sangue. In alcuni setting come la chirurgia ortopedica o nelle emorragie post partum insieme all’ossitocina l’acido tranexamico riduce la mortalità , senza aumentare il rischio tromboembolico. Per quanto riguarda invece l’utilizzo nelle emorragie gastrointestinali esso risulta utile nei sanguinamenti delle alte vie digestive.
Nei pazienti in terapia anticoagulante, l’acido tranexamico è efficace nel prevenire il sanguinamento dopo estrazione dentaria ed in genere nelle emorragie a carico delle mucose a causa dell’alta concentrazione di attivatori del plasminogeno in questo distretto.
L’acido tranexamico è ampiamente utilizzato nei pazienti con difetti della coagulazione congeniti e acquisiti, soprattutto nelle forme lievi, ma anche negli emofilici con inibitore in terapia con farmaci bypassanti, anche in questa evenienza senza aumentare il rischio tromboembolico. Unica controindicazione all’impiego dell’acido tranexamico sono le emorragie a carico dell’apparato urinario.
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