A cura della Redazione
Il XVIII Convegno Triennale di AICE ha voluto dedicare una sessione al rapporto-medico paziente. Sono intervenuti il Prof. Luigi Baldascini, psichiatra e psicoterapeuta, uno dei massimi esperti nel campo della psicoterapia relazionale. Fondatore e direttore dell’Istituto di psicoterapia relazionale di Napoli e Caserta, dirige la Scuola di Specializzazione in Psicoterapia Relazionale riconosciuta dal ministero dell’Università e della ricerca (Miur) e il Prof. Alessandro Gringeri, medico ematologo a Lucca, senior medical advisor della Fondazione Charta di Milano.
Il Prof. Baldascini nella sua presentazione dal titolo”La relazione medico-paziente nell’era delle innovazioni terapeutiche” ha sottolineato l’importanza della”dimensione relazionale“ nel disagio di cui la persona possa eventualmente essere afflitta. In particolare, ha sottolineato che l’ansia, non nociva di per sé, se non è appropriatamente elaborata, diventa angoscia e quindi patologia.
Il paziente vive una situazione oggettiva di difficoltà associata alla malattia di cui è portatore e ha bisogno di trasformare le dinamiche relazionali disfunzionali in rapporti funzionali, restituendo il benessere psichico all’individuo e modificando la sua percezione e la sua reazione nei confronti del contesto di malattia. Il medico in tutto questo ha un preciso ruolo di dialogo: l’individuo con la sua storia e soggettività ed il contesto delle sue relazioni interpersonali sono posti al centro del processo conoscitivo e terapeutico.
Il Prof. Gringeri, quasi sullo stesso filo di discorso, ha presentato un approccio vecchio e nuovo alla medicina, proprio sulla base di un rapporto medico-paziente basato sul dialogo. E il dialogo è fondato innanzitutto sull’ascolto: ogni paziente, infatti, ha una storia che va al di là dei sintomi che lo portano nello studio del medico, una storia che dovrebbe spingere il medico a domandarsi non solo”Come posso trattare questa malattia?”, ma anche”Come posso aiutare il mio paziente?”.
La Medicina Narrativa è nelle parole di Rita Charon, una pioniera e teorica della Medicina Narrativa “œla medicina praticata con competenze narrative e possa essere utile per riconoscere, assorbire, interpretare e onorare queste storie ed essere commossi e mossi all’azione”.
Durante la presentazione sono stati citati esempi letterari di narrazione in medicina, da Mario Tobino già nel 1953 con”Le libere donne di Magliano” e più recentemente Oliver Sachs nel 1985 con”L’uomo che scambiò sua moglie per un cappello” e più tardi con”Risvegli”, narrazioni di medici (com)mossi dai propri pazienti, fino alla recentissima Ada d’Adamo con”Come d’aria”, che narra la malattia dal punto di vista di una madre o Michela Murgia con”Tre ciotole”, che narra la sua propria malattia terminale.
La narrazione in medicina, il raccontare la storia personale, fornisce il contesto famigliare e la percezione sociale del paziente affetto dalla malattia, quale significato gli si attribuisce (“œperché a me?”), quale sia la prospettiva del paziente, dei famigliari e del medico stesso per tale condizione di malattia. Ciò permette di formulare nuove ipotesi, ci informa del paziente, crea empatia e reciproca comprensione con condivisione degli obiettivi terapeutici, fornisce indizi diagnostici altrimenti difficilmente individuabili, e consente di identificare o escludere opzioni terapeutiche, di identificare i servizi da programmare ed attivare per una migliore assistenza.
Inoltre, il miglioramento dell’efficacia della comunicazione attraverso la Medicina Narrativa e del decision-making può migliorare l’efficacia terapeutica, l’aderenza al trattamento, con un impatto anche sui costi sanitari.
Non solo è utile nella pratica medica, ma anche nella ricerca; la ricerca narrativa, infatti, si basa sulla raccolta di nuove storie e la collazione e la ri-analisi di quelle esistenti. Le narrazioni possono integrare altre forme di evidenza, ma devono essere raccolte e analizzate con grande attenzione alla qualità . L’Ufficio Regionale Europeo dell’OMS nel 2016 ha pubblicato le Linee Guida sulle Buone Pratiche di Ricerca Narrativa di qualità . Queste raccomandano l’uso di nuovi tipi di evidenza, quali le ricerche qualitative e narrative provenienti da una maggiore varietà di discipline accademiche e di contesti culturali, ponendola cosi allo stesso livello della Medicina basata sulle Evidenze. Il prof. Gringeri ha proprio in programma una ricerca narrativa nel campo delle malattie emorragiche congenite.
Alle presentazioni è seguito un bel dibattito, moderato egregiamente dalle dottoresse Alessandra Borchiellini e Isabella Cantori, con un’attiva partecipazione dei pazienti.
Commento di A.C. Giuffrida e A. Catalano
Si sottolinea il forte impatto emotivo che le due presentazioni hanno avuto sul pubblico. Ciò è confermato dall’intensa discussione che si è sviluppata dopo i due interventi, in particolare tra i pazienti che si sono sentiti veramente coinvolti. E che dire dei medici seduti in platea? In un periodo storico in cui la medicina sembra essere sempre più tecnologica e spinta verso l’informatizzazione con un tentativo di indirizzarla verso l’intelligenza artificiale, l’aspetto umano della relazione medico-paziente che coinvolge sia il paziente sia il medico sembra farsi sempre più piccolo. Invece è proprio in questo rapporto tra due persone, ciascuna con i propri ruoli ed i propri vissuti, che la medicina da sempre trova la sua massima espressione.
Vi proponiamo qui di seguito la registrazione completa del focus”Medico e paziente, oggi”, un’occasione per esplorare la complessità della mente umana, superando la separazione tra mente e corpo e per ribadire l’importanza di un servizio medico orientato al paziente e che va oltre i suoi sintomi, per ascoltare e comprendere il suo vissuto e la sua quotidianità .

