Recentemente è apparso online su Haematologica un articolo che si posto lo scopo di stimare quanti episodi emorragici associati alla malattia di von Willebrand e all’emofilia A potrebbero essere efficacemente trattati con la desmopressina nel mondo e quanti pazienti ne beneficerebbero. Gli Autori hanno ritenuto di valutare questi numeri data la progressiva totale carenza del farmaco nella sua formulazione per via sottocutanea e intranasale.
Lo studio discute l’importanza della desmopressina come terapia alternativa per i pazienti affetti da queste malattie emorragiche. La desmopressina è un analogo sintetico dell’ormone antidiuretico vasopressina ed è utilizzata per aumentare i livelli di fattore von Willebrand e di fattore VIII nel sangue dei pazienti con emofilia A moderata e lieve e con malattia di von Willebrand (VWD) di tipo 1.
L’obiettivo principale dello studio era stimare globalmente il numero di sanguinamenti che potrebbero essere trattati efficacemente con desmopressina nei pazienti con VWD ed emofilia A.
I ricercatori hanno utilizzato dati epidemiologici e clinici provenienti da diverse fonti bibliografiche ed internazionali per creare un modello di stima del numero di pazienti e di episodi di sanguinamento trattabili con desmopressina. I dati hanno incluso informazioni sui diversi tipi di VWD (tipo 1, tipo 2 e tipo 3) e sui pazienti con emofilia A non grave (lieve e moderata).
Lo studio ha trovato che un numero significativo di episodi di sanguinamento nei pazienti con VWD (specialmente tipo 1) ed emofilia A lieve e moderata può essere trattato efficacemente con desmopressina.
I risultati indicano che l’utilizzo di desmopressina potrebbe ridurre la necessità di concentrati di fattore VIII e di fattore von Willebrand, contribuendo a una gestione più economica e conveniente delle malattie. Infatti, sulla base della valutazione dei tassi di risposta e del numero di pazienti con emofilia non grave e VWD di tipo 1 regolarmente seguiti, gli eventi emorragici che possono essere trattati annualmente con desmopressina sono circa 210.000 nella VWD di tipo 1 e 12.500 nell’emofilia A non grave.
La stima è basata sul trattamento delle emorragie effettive e potrebbe sottostimare l’uso della desmopressina, ad esempio per la profilassi delle emorragie o per condizioni diverse dall’emofilia A lieve e dalla VWD di tipo 1 (ad esempio, il tipo 2 N o i difetti della funzione piastrinica). La stima non ha incluso inoltre l’uso della desmopressina per la diagnosi, gli interventi, il parto, né l’uso preventivo per la profilassi dei traumi o delle emorragie, a causa dell’indisponibilità di dati affidabili. Inoltre, non sono state incluse le portatrici di emofilia A con livelli di FVIII inferiori a 40 UI/dl, che presumibilmente rappresentano almeno il 5% dei casi di emofilia grave, né i pazienti con altri tipi di VWD, come la 2M, che potrebbero essere responsivi alla terapia con il farmaco.
Il numero di casi di VWD di tipo 1 inclusi nella stima è, inoltre, inferiore a quello riportato dalla survey condotta nel 2023 dalla WFH, per la scelta di limitare l’analisi ai casi che più probabilmente si rivolgano ai centri per le cure o riportino gli eventi emorragici, con l’obiettivo di evitare una sovrastima del numero di casi e quindi del numero di episodi di sanguinamento.
In effetti, applicando le stesse ipotesi a una popolazione più ampia (207.000 casi segnalati come affetti da VWD nella survey della WFH), il numero complessivo di episodi emorragici trattabili ogni anno con desmopressina aumenterebbe a 350.000, o addirittura essere sei volte tanto se si tenesse conto della stima di un paziente sintomatico con VWD su 10.000 persone che si rivolgono all’assistenza terziari, come riportato da alcuni autori (Bowman et al, JTH 2010). Grazie alla crescente accuratezza diagnostica, ci si può legittimamente aspettare che il numero di pazienti diagnosticati e trattati aumenti nel prossimo futuro.
In conclusione, l’articolo di Haematologica offre una prospettiva globale sull’uso della desmopressina nel trattamento degli episodi di sanguinamento nella malattia di von Willebrand e nell’emofilia A, evidenziando il suo potenziale per migliorare la gestione di queste condizioni emorragiche.
Tuttavia, come gli Autori sottolineano, nonostante i numerosi vantaggi della desmopressina, i dati disponibili sull’uso reale di questo farmaco nel trattamento delle emorragie sono veramente scarsi. Esistono alcune evidenze pubblicate di un uso subottimale, per cui i pazienti con una risposta adeguata potenziale o confermata sono in realtà trattati con i più costosi concentrati di fattori. Questo paradosso va probabilmente a peggiorare con la progressiva indisponibilità del farmaco, in particolare per le più pratiche formulazioni intranasali e sottocutanee, dovuta all’interruzione della sua produzione.
Lo scarso accesso alla desmopressina è particolarmente evidente nei Paesi a basso reddito, che paesi a basso reddito, che sono caratterizzati da uno scarso accesso anche ad altre forme di terapia sostitutiva a causa del loro costo molto più elevato.
L’indisponibilità attuale del farmaco è dovuta principalmente a un richiamo nell’agosto 2020 da parte dei produttori e dei distributori della formulazione sottocutanea, ma anche della formulazione intranasale, ampiamente utilizzata in particolare nei casi pediatrici e per il sanguinamento mestruale eccessivo. L’unica formulazione ancora disponibile è quella endovenosa utilizzata per la gestione del diabete insipido, che è molto meno concentrata rispetto a quelle utilizzate per via sottocutanea o intranasale per i disturbi emorragici.
Negli Stati Uniti la carenza delle formulazioni intranasali e sottocutanee ha spinto le organizzazioni dei pazienti a chiedere all’FDA di aggiungere la desmopressina alla Elenco nazionale dei farmaci carenti. L’FDA ha reagito positivamente a questo appello chiedendo a un produttore americano, la STAQ Pharma, di realizzare un nuovo prodotto intranasale, che è oggi disponibile purtroppo solo negli Stati Uniti, non in Europa o in altri Paesi del mondo.
Anche in Italia e negli altri Paesi, per affrontare questa crisi, sarebbe necessario che le aziende farmaceutiche e le organizzazioni sanitarie collaborino insieme con le associazioni dei pazienti e le società scientifiche, come l’AICE.
A cura di:
Alessandro Gringeri
Riferimento:
Alessandro Gringeri, Pier Mannuccio Mannucci, Michele Gringeri, Giancarlo Castaman e Flora Peyvandi.
“Global estimation of the bleeding episodes treatable with desmopressin in von Willebrand disease and hemophilia A.”
Haematologica. 2025 Apr 3. doi: 10.3324/haematol.2025.287572 [Epub ahead of print].

