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La crisi umanitaria e sanitaria nei territori palestinesi: la difficile situazione dei pazienti affetti da disturbi emorragici congeniti e l’assistenza sanitaria sotto assedio

Inserito da Redazione AICE | 21 gennaio 2026

È stato recentemente pubblicato online Haemophilia il lavoro dal titolo “The Humanitarian and Medical Crisis in Palestinian territories: The Plight of Patients with Congenital Bleeding Disorders and Health Care Under Siege”1, a cura di Jad K. Jadallah Tawil, Rula Malouf, Emanuela Marchesini, e mia.

Il documento analizza la grave crisi umanitaria e sanitaria nei Territori Palestinesi, con particolare attenzione ai pazienti affetti da disturbi congeniti della coagulazione (CBD). La situazione è aggravata da conflitti ricorrenti, blocchi e carenze di risorse, che hanno devastato le infrastrutture sanitarie, soprattutto a Gaza e in Cisgiordania. Gli ospedali sono sovraffollati e danno priorità ai traumi da guerra, trascurando la gestione delle malattie croniche. In particolare, a Gaza mancano di farmaci e personale, molte strutture sono danneggiate e il personale lavora sotto stress e rischio. I pazienti spesso peggiorano o muoiono, mentre la violenza continua provoca gravi problemi mentali, specialmente tra bambini e persone vulnerabili.

I pazienti con CBD affrontano gravi difficoltà: mancano farmaci essenziali oltre ai fattori della coagulazione, centri specializzati e terapie profilattiche. La maggior parte riceve solo trattamenti episodici, aumentando il rischio di complicanze e disabilità. Circa 562 palestinesi soffrono di CBD, ma non esiste un registro nazionale e i centri di riferimento sono insufficienti. Inoltre, i pazienti affrontano gravi ritardi nelle cure, per la difficoltà di spostamento nel territorio, anche in Cis-Giordania, a causa dei numerosi posti di blocco israeliani.

Le organizzazioni internazionali, come la World Federation of Hemophilia e il progetto Haemo-Pal (nato dalla collaborazione con il Centro Nazionale Sangue dell’Istituto Superiore della Sanità, e l’Agenzia Italiana per la Cooperazione e lo Sviluppo, insieme con la Fondazione Emo), cercano di fornire supporto, ma il conflitto, le restrizioni di movimento e la burocrazia ostacolano gli aiuti. Le organizzazioni locali, quali la PACF (Palestine Avenir for Childhood Foundation) e la and Palestine Avenir Childhood Foundation (PACF), svolgono un ruolo cruciale nel fornire assistenza medica, supporto psicologico e nell’evacuazione dei pazienti più gravi, anche all’estero.

Il documento riporta anche alcune storie di pazienti che illustrano le difficoltà quotidiane: ritardi nelle cure, interventi chirurgici posticipati, evacuazioni complesse e, in alcuni casi, decessi dovuti alla mancanza di risorse e competenze.

Le conclusioni sottolineano l’urgenza di un’azione umanitaria internazionale per proteggere le infrastrutture sanitarie, garantire l’accesso ai farmaci e permettere l’evacuazione sicura dei pazienti. È fondamentale anche promuovere lo sviluppo di lungo termine e la sostenibilità dei servizi sanitari, affinché i diritti alla salute siano rispettati per tutti. 

A cura di:

Alessandro Gringeri