a cura di Silvia Riva
L’articolo di Lassandro, Amoruso, Pastore e Giordano del centro Emofilia di Bari discute di un tema molto interessante anche per i risvolti psicologici legati a tatuaggi e piercing negli adolescenti con emofilia.
Durante l’adolescenza, molti genitori si ritrovano a discutere sul desiderio dei figli di farsi un tatuaggio o un piercing. Alcuni si chiedono se sia giusto assecondare questo desiderio, altri si mostrano totalmente contrari e reagiscono male, mentre altri ancora non sanno come comportarsi. Nel caso specifico di un figlio con l’emofilia, i dubbi e le paure aumentano per il timore di importanti emorragie e per eventuali altre complicanze mediche che ci possono essere in futuro.
Se è vero che la scelta di eseguire un tatuaggio o un piercing per un ragazzo emofilico deve essere discussa con un medico ematologo, è anche vero che, per i medici e per i genitori, è importante cercare di capire questa richiesta da un punto di vista psicologico per poter affrontare la discussione in modo ragionevole.
La discussione su piercing e tatuaggi è qualcosa che attraversa le epoche e le culture; per capire meglio il fenomeno dobbiamo cercare di comprendere quali sono le motivazioni che spingono cosi tanti teenagers (e non solo!) a compiere questa scelta sul proprio corpo.
Tatuaggi e piercing permettono di distinguersi nella platea umana (reale e virtuale) del mondo di oggi. E distinguersi è un aspetto davvero fondamentale della nostra società ; viviamo in un’ epoca dove siamo continuamente spinti a comunicare ciò che siamo e ciò che vorremmo essere, a manifestare quali sono i nostri valori, i gruppi a cui apparteniamo, ciò che ci piace e ciò che ci caratterizza. Ecco i tatuaggi e i piercing fanno un po’tutto questo, imprimono un marchio evidente su come vogliamo apparire. E forse proprio per questo piacciono cosi tanto in adolescenza, un periodo di sviluppo in cui”apparire” ed essere”ben visibili” è davvero importante per affermare la propria identità , per marcare il passaggio fondamentale dall’essere bambini al diventare adulti e per comunicare a tutti il grande desiderio di indipendenza e autonomia tipico di questa età .
Non da ultimo, tatuaggi e piercing hanno una funzione sociale di aggregazione, cioè ti fanno sentire parte di un gruppo e tengono lontana una delle”bestie nere” più temute nella nostra società : l’indifferenza. Per ogni essere umano l’indifferenza è terribile e spaventosa ma per un adolescente è molto di più: è qualcosa di inaccettabile.
Ecco allora che il corpo diviene un potente mezzo di espressione di sé ed è molto frequente osservare ragazzi che lo modificano o lo decorano attraverso l’utilizzo di tatuaggi e piercing. Sembra forse troppo semplicistico ma, grazie ad un disegno o a un buco nella pelle, l’adolescente si fa riconoscere e trova un proprio posto nel gruppo dei pari.
Ci sono poi studi psicologici più recenti su tatuaggi e piercing che meritano attenzione soprattutto in riferimento a ragazzi che hanno una malattia cronica fin dalla nascita.
Oltre al desiderio di apparire e di farsi riconoscere, tatuaggi e piercing vengono ricercati perché possono abbellire e ornare il nostro corpo. A livello psicologico si può intuire che una persona decora la propria pelle e il proprio corpo per renderlo meno imperfetto, più adeguato agli standard dei mass media, più attraente. Se questa persona è affetta da una patologia cronica (come i nostri ragazzi emofilici) tatuaggi e piercing rendono, a livello psicologico, il suo corpo come più sano, incolume e vigoroso. Agiscono come una sorta di”bacchetta magica” capace di eliminare, almeno per un momento, la malattia. E’ quindi chiaro comprendere perché possono essere cosi importanti per questo ragazzo.
Alla luce di tutto ciò è davvero molto importante che un genitore o un medico, che si ritrovano di fronte a questo tipo di richieste, non reagiscano in modo istintivo o troppo semplicistico ma che, al contrario, capiscano bene le diverse motivazioni che spingono il ragazzo a voler compiere questo gesto sul proprio corpo.
Il supporto psicologico, in questi casi, può essere un valido aiuto per effettuare una scelta ponderata!
Leggi per approfondire:
Lassandro G et al. Tatuaggi e piercing nell’età della transizione
Stirn, A. (2003). Body piercing: medical consequences and psychological motivations. The Lancet, 361(9364), 1205-1215.
Antoszewski, B., Sitek, A., Fijałkowska, M., Kasielska, A., & Kruk-Jeromin, J. (2010). Tattooing and body piercing-what motivates you to do it?. International Journal of Social Psychiatry, 56(5), 471-479.
Pajor, A. J., Broniarczyk-Dyła, G., & Świtalska, J. (2015). Satisfaction with life, self-esteem and evaluation of mental health in people with tattoos or piercings. Psychiatr Pol, 49(3), 559-73.
Nota: L’articolo rappresenta il punto di vista degli Autori e non la posizione ufficiale di AICE.

