studi clinici in corso

Fenotipo e terapia difetti del fibrinogeno

Inserito da Redazione AICE | 3 maggio 2019

Titolo Studio Valutazione retrospettiva del fenotipo clinico e del trattamento nei pazienti affetti da difetti del fibrinogeno
Coordinatori Studio M.G. Mazzucconi, Roma

C. Santoro, Roma
Castaman, Firenze
Peyvandi, Milano
Data approvazione AICE Ottobre 2015
Approvazione CE Centro Coordinatore/partecipanti Centro coordinatore (Roma)

2015
Data avviso studio 19/1/2016
Centri partecipanti 22 (potenziali)
5 con approvazione CE (Roma, CZ, UD, PV, TO ad)
3 in corso di approvazione CE (TO ped, Castelfranco, Cagliari)
Fase dello studio Arruolamento

DOCUMENTAZIONE

Sinossi 2016

Protocollo vers. 24.9.2015

Lettera intenti promotore

Lettera intenti promotore per altri centri

Lettera informativa per il medico di medicina generale

ISTH-SSC bleeding score 2013

Guida a utilizzo della CRF

GENITORI_Foglio informativo Consenso informato

firma richeista parere CE

Elenco centri emofilia

Difetti fibrinogeno Dichiarazione Osservazionale

Difetti fibrinogeno Dichiarazione No Profit

Difetti fibrinogeno – CE approvazione studio

CRF Ipo-fibrinogenemia 30-11-16

CRF Disfibrinogenemia 30-11-16

CRF A-fibrinogenemia 30-11-16

BAMBINI_Foglio informativo Consenso informato

ADOLESCENTI_Foglio informativo Consenso informato

ADULTI_Foglio informativo Consenso informato

Valutazione retrospettiva del fenotipo clinico e del trattamento nei pazienti affetti da difetti del fibrinogeno
(afibrinogenemia/ipofibrinogenemia/disfibrinogenemia)
Cristina Santoro, Giancarlo Castaman, Flora Peyvandi, Maria Gabriella Mazzucconi

Introduzione

Il fibrinogeno è una glicoproteina di circa 340 Kd, sintetizzata prevalentemente dagli epatociti, che circola nel plasma ad una concentrazione di 150-350 mg/dl ed ha una emivita di circa 3 giorni.

Le alterazioni congenite del fibrinogeno possono essere quantitative (Ipofibrinogenemia, Afibrinogenemia) o qualitative (Disfibrinogenemia) e sono causate da mutazioni dei geni che codificano per le tre catene Aα, Bβ e γ. La prevalenza dell’afibrinogenemia è di circa 1:1000.000, mentre per quanto riguarda l’ipo-fibrinogenemia è difficile stabilire una prevalenza, in quanto molti casi possono essere asintomatici. I difetti quantitativi del fibrinogeno sono stati sempre considerati delle carenze coagulative a fenotipo emorragico. Tuttavia, sono sempre più numerose le segnalazioni in letteratura di episodi trombotici arteriosi e/o venosi, associati a tali coagulopatie, sia spontanei che in relazione al trattamento sostitutivo. La disfibrinogenemia congenita è il difetto del fibrinogeno più frequente, ma è difficile stabilirne l’esatta prevalenza dal momento che vi è un gran numero di casi asintomatici non segnalati. I pazienti affetti da disfibrinogenemia congenita presentano un fenotipo variabile. Possono essere asintomatici, ma anche andare incontro a complicanze emorragiche e/o trombotiche.

Scopo dello studio

Scopo di questo studio retrospettivo è valutare il fenotipo clinico di pazienti affetti da difetti del fibrinogeno presenti sul territorio italiano, e la relativa gestione di episodi emorragici e/o trombotici e loro complicanze.

Tipologia dello studio

Spontaneo, osservazionale, retrospettivo, pluricentrico.

Pazienti e metodi

I pazienti saranno segnalati dai Centri AICE dei quali è richiesta la collaborazione. Potranno essere arruolati tutti i pazienti affetti da a-ipo-dis-fibrinogenemia, la cui diagnosi sarà effettuata in base al fenotipo coagulativo: assenza di fibrinogeno attività e antigene per l’afibrinogenemia e ridotti livelli, consensuali, di fibrinogeno attività e antigene per l’ipofibrinogenemia; in caso di disfibrinogenemia la diagnosi sarà basata sulla discrepanza tra l’attività e l’antigene del fibrinogeno. In particolare un rapporto <0,7 viene considerato suggestivo per disfibrinogenemia.

Il fenotipo emorragico verrà quantificato utilizzando il”bleeding assessment tool” (BAT) della Società Internazionale di Emostasi e Trombosi. Verranno raccolti i dati clinici anamnestici già presenti nelle cartelle cliniche. Per raccogliere i dati si utilizza una CRF ad hoc, che verrà inviata a tutti i centri insieme al protocollo. I dati richiesti sono sia di natura demografica, sia riguardanti la storia clinica.